Come è possibile rendere disponibili le sementi di varietà locali di ortaggi attraverso un sistema normativo costruito principalmente intorno alle esigenze delle varietà commerciali? Questa domanda è al centro di uno studio dell’Università di Bari, sostenuto dai progetti BiodiverSO Karpos e BiodiverSO Veg, finanziati dalla Regione Puglia nell’ambito del Programma di sviluppo rurale 2014–2022, e da una borsa di dottorato finanziata dal Pnrr – Missione 4, Componente 1, Investimento 4.1. e pubblicato sulla rivista scientifica Horticulturae. Una domanda di non poco conto se si considera che le varietà locali di ortaggi custodiscono un patrimonio fatto di
- diversità genetica,
- adattamento alle condizioni ambientali,
- conoscenze agricole
- e tradizioni popolari.
Varietà la cui tutela non riguarda soltanto la conservazione dei semi, ma richiede che continuino a essere coltivate, riprodotte e utilizzate.
Il regime normativo delle varietà amatoriali di ortaggi
La ricerca, firmata da ricercatori del Dipartimento di scienze del suolo, della pianta e degli alimenti (Disspa), esamina il regime delle varietà amatoriali (definite “varietà ortive prive di valore intrinseco per la produzione vegetale a fini commerciali ma sviluppate per la coltivazione in condizioni particolari” (Direttiva 98/95/CE, art. 7, co.37, lett. b)), previsto dalla normativa sementiera europea, come possibile percorso per la commercializzazione delle sementi di varietà locali. L’analisi ricostruisce la diffusione di questo strumento e approfondisce il suo impiego nella tutela e valorizzazione delle risorse genetiche legate ai territori.
«Ai sensi dell’attuale normativa (D.Lgs. 20/2021), per “la produzione a scopo commerciale e la commercializzazione di prodotti sementieri”, le varietà orticole devono soddisfare i requisiti di distinguibilità, uniformità e stabilità, indicati con la sigla DUS – spiega Pietro Santamaria, docente di Orticoltura del Disspa –. Questi criteri permettono di identificare e caratterizzare le varietà, ma possono rappresentare un ostacolo per materiali tradizionali la cui diversità intrinseca non si adatta ai suddetti requisiti».
Per rendere il sistema più flessibile, la normativa europea prevede percorsi di registrazione in deroga, con requisiti semplificati. «Tra questi rientra il regime delle “varietà amatoriali”. È uno strumento che, secondo lo studio citato, è ampiamente utilizzato in paesi come Francia, Germania e Paesi Bassi, soprattutto per favorire la disponibilità di semente per orti familiari, comunitari e altri contesti di coltivazione non professionale».
Marginalizzare il ruolo di tale regime in deroga al solo mercato amatoriale sarebbe però un errore. Sostiene Santamaria. «L’assenza di una chiara definizione delle “particolari condizioni di coltivazione” lascia spazio alla registrazione di materiali molto diversi: dalle selezioni commerciali non più rispondenti alle esigenze del mercato alle varietà adatte a sistemi a basso impiego di input agronomici o alla coltivazione in aree marginali. Seppure la qualifica di “amatoriale” non equivalga dunque automaticamente a “locale” o “tradizionale”, in tale sistema possono trovare spazio anche varietà locali naturalmente adattate a condizioni di coltivazione specifiche».
Varietà amatoriali, solo alcune sono locali
Lo studio ha individuato 1.284 varietà amatoriali registrate nell’Ue e distribuite in 15 paesi. Francia, Germania e Paesi Bassi concentrano oltre la metà del totale. In Italia si contano 72 varietà registrate; allargando lo studio alle varietà registrate da soggetti aventi sede in Italia, il conteggio arriva a 85 varietà.
Con approfondimenti storico-bibliografici, gli autori dello studio sono riusciti a identificare solo 18 varietà – pari al 21,2% di quelle individuate – per le quali sono disponibili riferimenti storici attestanti il loro legame tradizionale con il territorio. Le restanti sono state classificate come varietà commerciali o ibridi F1. Tra le varietà locali identificate nello studio, nessuna è di origine pugliese.
Dal regime delle varietà amatoriali opportunità per le locali
Lo studio analizza anche i soggetti responsabili del mantenimento delle varietà e le specie maggiormente rappresentate nelle registrazioni. Nel complesso emerge un quadro europeo nel quale il regime delle varietà amatoriali offre opportunità di tutela e valorizzazione per le varietà locali. Ciononostante, questa pratica non è diffusa in maniera strutturata, ma risulta a carico di alcuni soggetti – associazioni, collettivi e ditte sementiere locali – che riconoscono nella disponibilità di sementi una possibilità concreta per mantenere in coltivazione le varietà e valorizzare le risorse dei territori.
Rafforzare i sistemi sementieri territoriali
Per dare continuità a queste esperienze, i ricercatori sottolineano la necessità di rafforzare sistemi sementieri territoriali capaci di produrre e rendere disponibili i semi delle varietà locali. Il regime delle varietà amatoriali può contribuire a questo percorso insieme a quello delle “varietà da conservazione” e a misure concrete di sostegno agli agricoltori, alle reti di conservazione e alle filiere locali.
In questa direzione si inserisce Se.Men.Te s.r.l. Società Benefit, spin-off accreditato dell’Università di Bari. L’iniziativa mira a restituire valore al territorio valorizzandone il patrimonio orticolo e rendendo disponibili sementi di varietà locali pugliesi attraverso attività di selezione, produzione, moltiplicazione e commercializzazione. Accanto a queste attività, punta a sviluppare e condividere competenze e buone pratiche per la coltivazione e la conservazione di queste risorse.








