Biopesticidi botanici a rilascio controllato: nuove frontiere per la difesa sostenibile del pomodoro

Meno chimica di sintesi, più scienza. E soprattutto più sostenibilità reale per le imprese agricole e per l’ambiente. Il futuro dell’agricoltura, non è una novità, passa per innovazione, natura e ricerca applicata. Concetti che sono stati ribaditi nel corso del convegno conclusivo del progetto "Biopest - Bioformulations for controlled release of botanical pesticides for sustainable agriculture", in cui sono state coinvolte due Università, quella di Camerino e quella Palermo, quest’ultima con i Dipartimenti di Ingegneria e di Scienze Agrarie, Agroalimentari e Forestali (Saaf) e il Crea con il Centro di ricerca Difesa e Certificazione di Palermo. Il tutto coordinato da Luigi Botta del Dipartimento di Ingegneria di Unipa.

Durante l’incontro che si è tenuto lo scorso 6 febbrario a Palermo nell’Aula Magna del Dipartimento Saaf, è stato fatto il punto su una delle frontiere più promettenti dell’innovazione agroambientale: l’uso di estratti vegetali e sostanze naturali come alternativa ai fitofarmaci tradizionali.

Lo studio finanziato dall’Unione Europea - Next Generation Eu è stato dedicato alle bioformulazioni a rilascio controllato di pesticidi botanici.

Dall’etnobotanica ai biopesticidi

Due le specie botaniche appartenenti entrambe alla famiglia delle Asteracee, al centro della ricerca: Carlina acaulis e Acmella oleracea. Entrambe presenti nelle pratiche popolari e usate sia in fitoterapia che nell’alimentazione e note già agli studiosi per le loro attività biologiche complesse e interessanti. La prima per le sua attività antimicrobica, citotossica, antiossidante e insetticida. La seconda per l’attività analgesica, anti-infiammatoria, anestetica, immunomodulatoria, digestiva, vasorilassante, diuretica e antimicrobica.

«Due specie note nella pratica popolare e, cosa non di scarsa importanza, capaci di escludere effetti nocivi sulla salute umana visto che sono già classificate “sicure” dalla legislazione europea, oltre che inserite nella lista italiana dei Botaniclas utilizzabili negli integratori alimentari e nella lista Belfrit (l’elenco armonizzato di piante e sostanze vegetali ammesse negli integratori alimentari, sviluppato da Belgio, Francia e Italia, ndr)», ha puntualizzato Eleonora Spinozzi dell’Università di Camerino. Già perchè, hanno più volte sottolineato i relatori, non tutto quello che è di origine naturale è innocuo per la salute umana o per altri organismi utile: molti dei più potenti veleni, infatti, si trovano nelle piante spontanee, nei funghi e sono prodotti anche dagli animali.

Due sostanze efficaci

Nell’ambito del fitocomplesso delle due specie botaniche oggetto di studio, i ricercatori hanno individuato due sostanze dalla promettente attività insetticida e pesticida:

  • lo spilantolo (molecola del gruppo delle N-Alchilammidi) nell’Acmella oleracea;
  • l’ossido di carlina, estratto dalla radice della Carlina acaulis.

Ma mentre lo spinantolo si è mostrato efficace nel controllo di alcuni vettori come mosche, zanzare e zecche, l’ossido di carlina ha destato l’interesse degli studiosi per la sua azione di contrasto nei confronti di insetti nocivi agricoli e delle derrate alimentari e di alcuni nematodi. Tra questi Lobesia botrana (tignoletta della vite), Meloidogyne incognita (nematode del pomodoro) e Tuta absoluta (tignola del pomodoro), il lepidottero che, com’è noto, rappresenta una minaccia per le colture di pomodoro sia per i danni diretti, sia perchè vettore del temibile ToBRFV (tomato brown rugose fruit virus).

A rendere ancora più interessante l’ossido di carlina, la ridotta tossicità nei confronti degli organismi “non target” e l’elevato profilo di sicurezza per la saluta umana.

Alla ricerca di “carriers” affidabili ed economici

Ma non si tratta solo di rose e fiori. L’alternativa sostenibile dei biopestici porta con sè alcune criticità. Presentano, infatti, problemi di stabilità per la loro intrinseca sensibilità alla luce, alla temperatura e al pH. Spesso sono caratterizzati da scarsa persistenza sul campo e per la loro efficacia richiedono alti dosaggi.

Problemi che, però, possono essere superati se si adottano strategie di rilascio controllato. Da qui l’altro filone di ricerca del progetto Biopest approfondito da Marilena Baiamonte del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Palermo che ha provato materiali naturali, economici e stabili come “carriers” in cui incapsulare il principio attivo per consentirne il rilascio prolungato e controllato dopo la distribuzione a spruzzo. Le verifiche hanno riguardato quattro sostanze: zeolite, caolino, biochar e biomassa combinate con l’uso di acetone o etanolo. La combinazione migliore è risultata quella di biochar e acetone che ha mostrato una maggiore capacità di carico dell’ossido di carlina.

Messa alla prova contro tignola del pomodoro e ragnetto rosso

Le prove di efficacia dei nuovi formulati al centro del progetto Biopest nel controllo di alcuni fitofagi del pomodoro condotte dal Crea-Dc supportano il possibile utilizzo delle nano-emulsioni dell'ossido di carlina come efficace ovicida e larvicida controTuta absoluta. «Si tratta di una utile alternativa che può aiutare ad arginare il problema della resistenza agli insetticidi rapidamente sviluppata da questo importante fitofago del pomodoro», ha sottolineato Roberto Rizzo del Crea - Centro di ricerca Difesa e Certificazione di Palermo. «Inoltre», ha proseguito il ricercatore, «l’utilizzo del biochar come carrier dell'ossido di carlina ha permesso di impiegare concentrazioni più elevate del principio attivo senza determinare nella pianta fenomeni di fitotossicità. L'azione del biochar sembrerebbe determinare una più lunga durata dell'azione insetticida dell'ossido di carlina nei confronti della tignola del pomodoro».

Altre prove di laboratorio con i principi attivi estratti da Carlina acaulis e Acmella oleracea sono state condotte su diversi stadi di Tetranychus urticae (ragnetto rosso) e sugli adulti di Aculops lycopersici, l’eriofide rugginoso del pomodoro. I risultati ottenuti da Ernesto Ragusa dell’Università di Palermo sono promettenti, ma lo studio deve essere approfondito soprattutto in relazione al fatto che l’efficacia dei trattamenti dipende molto dallo stadio evolutivo del fitofago.

Possibili effetti collaterali sugli acari predatori

E fin qui l’effetto degli insetticidi alternativi e naturali sui fitofagi. Ma c’è anche un altro aspetto da tenere in debita considerazione. Ovvero gli effetti collaterali che questi estratti vegetali possono avere nei confronti degli acari predatori.

Il filone di ricerca sviluppato da Haralabos Tsolakis dell’Università di Palermo ha testato i prodotti oggetto dello studio su tre fitoseidi: Neoseiulus californicus, Typhlodromus exhilaratus e Amblydromalus limonicus. Dalle prove è emersa una tossicità variabile sia dell’ossido di carlina che dell’estratto di Acmella oleracea nei confronti degli stadi mobili dei predatori. Nulla, invece, nei confronti delle uova. Cosa da tenere bene in conto nella programmazione degli interventi insetticidi e dei lanci di predatori. Nella speranza, si augurano gli studiosi, che gli insetti poi non sviluppino nuovi fenomeni di resistenza.

Biopesticidi botanici a rilascio controllato: nuove frontiere per la difesa sostenibile del pomodoro - Ultima modifica: 2026-02-26T16:25:07+01:00 da Alessandro Piscopiello

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