Pomodoro da industria, al Nord rese tra le più basse dal 2011

Giuseppe Romanini, presidente dell'Oi pomodoro da industria Nord Italia
Le superfici coltivate hanno raggiunto 48.349 ettari, ma la produzione è rimasta inferiore ai quantitativi contrattati. Stress climatico, scarsità d’acqua e rincari hanno penalizzato aziende agricole e industrie, rilanciando la necessità di una programmazione condivisa per il 2027

La campagna 2026 del pomodoro da industria nel Nord Italia si chiude con un quantitativo di prodotto conferito alle industrie di trasformazione mai raggiunto prima nell’areale, ma inferiore alle quantità contrattate. L’aumento delle superfici coltivate non è bastato a compensare il calo delle rese, penalizzate dalle condizioni meteorologiche estreme e dai danni provocati dalle grandinate. A pesare sul bilancio sono stati anche i maggiori costi sostenuti lungo la filiera, dall’irrigazione alla trasformazione industriale.

È questo il quadro tracciato dall’Organizzazione interprofessionale OI Pomodoro da Industria Nord Italia per le cinque aree produttive di Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e provincia autonoma di Bolzano. La stagione ha evidenziato difficoltà sia per le aziende agricole sia per le industrie, riportando al centro la necessità di coordinare meglio le scelte produttive in vista del 2027.

Superfici in crescita

Nel 2026 gli ettari destinati al pomodoro da industria nel Nord Italia sono stati 48.349. Di questi, 43.477 sono stati coltivati secondo il metodo della produzione integrata e 4.872 con metodo biologico, pari al 10,1% della superficie complessiva.

Quantità record, rese sotto la media

Il conferimento alle industrie ha raggiunto 3.205.126 tonnellate, il valore più alto mai registrato nell’areale. Il quantitativo è tuttavia risultato inferiore di circa il 14% rispetto a quello contrattato. A spiegare la differenza sono soprattutto le rese, ferme a 66,3 t/ha, contro una media di 71,6 t/ha rilevata dall’Oi nel quinquennio precedente.

Le differenze emergono anche tra i sistemi produttivi: la produzione integrata ha raggiunto una resa media di 68 t/ha, mentre quella biologica si è fermata a 51,3 t/ha. Si tratta di valori tra i più bassi registrati dall’Organizzazione interprofessionale dal 2011. Le grandinate, che hanno interessato migliaia di ettari, hanno ulteriormente ridotto il quantitativo raccolto.

Caldo, siccità e grandine hanno penalizzato le colture

Il clima è stato uno dei principali fattori critici della campagna. Le temperature diurne eccezionalmente alte, associate a notti meno fresche del consueto e a precipitazioni quasi assenti, hanno sottoposto le piante a condizioni di forte stress. Le conseguenze si sono manifestate soprattutto durante la fioritura, con cascola dei fiori, bacche di dimensioni contenute e rese inferiori alle attese, in particolare nelle colture a ciclo medio.

Le difficoltà sono aumentate con la riduzione della disponibilità di acqua irrigua dalla fine di giugno e con le restrizioni alla derivazione dalle acque superficiali. In diverse zone gli agricoltori hanno dovuto ricorrere ai pozzi, affrontando consumi energetici e costi aggiuntivi.

Nel mese di luglio si sono inoltre verificati ripetuti eventi grandinigeni, alcuni dei quali particolarmente estesi. Tra le aree colpite figurano le province di Mantova, Modena e Ferrara, dove i danni hanno interessato migliaia di ettari di pomodoro.

Consegne concentrate e costi elevati per la trasformazione

La raccolta e la lavorazione sono iniziate il 10 luglio, in anticipo rispetto al calendario storico. Nelle prime settimane, fino a metà agosto, le industrie hanno dovuto gestire un'elevata concentrazione dei conferimenti in un intervallo di tempo ristretto. La collaborazione tra organizzazioni di produttori e imprese di trasformazione ha permesso di affrontare la fase più impegnativa, organizzando il ritiro e la lavorazione dei quantitativi in arrivo.

Per l'industria, alle difficoltà organizzative si sono aggiunti i rincari del gas e dell'energia elettrica, necessari per le operazioni di trasformazione. Le basse rese industriali hanno inoltre ridotto la quantità di prodotto finito ottenibile rispetto alle previsioni, aumentando il peso dei costi di lavorazione. Anche le aziende agricole hanno risentito dell'incremento dei prezzi dei carburanti, saliti sensibilmente a partire da aprile.

Programmazione condivisa per la campagna 2027

In vista della prossima stagione, il presidente dell'Oi pomodoro da industria Nord Italia, Giuseppe Romanini, sostiene la necessità di definire un metodo comune per programmare la produzione, con scadenze precise e una condivisione più sistematica dei dati tra parte agricola e industria.

«Come presidente dell’Organizzazione Interprofessionale sto cercando di promuovere attivamente, in preparazione della campagna 2027, l’adozione da parte della filiera di un metodo con scadenze fissate e dati conoscitivi condivisi fra parte agricola e industriale su cui basare la programmazione produttiva annuale, andando oltre l’attuale ruolo dell’OI di fornitura di dati solo qualora i soggetti della filiera ne ravvisino la necessità. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento tra i diversi attori della filiera, rendendo la programmazione più tempestiva e consapevole, per affrontare l’incertezza climatica, migliorare l’equilibrio tra domanda e offerta e tutelare la sostenibilità economica della produzione agricola e industriale del pomodoro da industria nel Nord Italia».

La sfida per il 2027 sarà quindi conciliare le superfici programmate con le effettive capacità produttive e di trasformazione, in un contesto nel quale l'incertezza meteorologica e i costi restano variabili decisive per la sostenibilità economica dell'intera filiera.

Pomodoro da industria, al Nord rese tra le più basse dal 2011 - Ultima modifica: 2026-10-23T07:22:28+02:00 da Alessandro Piscopiello

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