Serricoltura sostenibile: un progetto per la filiera circolare della fratta

La fratta è il residuo colturale risultante dall’estirpazione delle piante al termine della campagna (foto C. Insinna)
Nella Fascia Trasformata siciliana il progetto Tft ha avviato un percorso di ricerca e sperimentazione per rendere più sostenibile l’agricoltura in serra. Al centro, la gestione dei residui colturali – la fratta – attraverso indicatori di sostenibilità, filiere circolari e nuove forme di governance territoriale.

La Fascia trasformata della Sicilia si estende per circa 80 km tra le province di Ragusa, Siracusa, Caltanissetta e Agrigento: una delle aree serricole più produttive e complesse d’Europa, con oltre duemila aziende orticole specializzate. Qui, il progetto Tft – Trasformare la Fascia trasformata, promosso dall’Associazione I Tetti Colorati Onlus e finanziato da Fondazione Con il Sud, ha avviato un percorso di ricerca e sperimentazione per rendere più sostenibile l’agricoltura protetta, concentrandosi sulla gestione dei residui colturali, la cosiddetta fratta.

Dalla ricerca sul campo agli indicatori di sostenibilità

Nella prima fase della ricerca il lavoro di Cecilia Insinna, tesista dell’Università di Trento, si è innestato nell’ultimo trimestre dell’esperienza triennale del Progetto Tft (Trasformare la Fascia trasformata).

Cecilia Insinna, tesista dell’Università di Trento, ha condotto lo studio sulla gestione dei residui colturali nell’ambito del progetto Tft

L’approccio del lavoro sul campo è stato partecipativo, caratterizzato dell’applicazione di tecniche di indagine quali-quantitativa partecipata e immersiva che hanno permesso di analizzare al meglio il contesto: 25 sopralluoghi aziendali, 4 focus group con operatori agricoli, 8 interviste a tecnici e agronomi, 4 conferenze tematiche. L’obiettivo è stato quello di quantificare e qualificare la fratta prodotta nelle serre, comprenderne le criticità di gestione e delineare soluzioni operative, economiche e normative in chiave di filiera circolare.

Sono stati individuati quattro indicatori chiave:
• Igf (Indice di Generazione Fratta Specifico), che misura la quantità di biomassa residua prodotta;
• Igfs, rapporto tra Igf e superficie coltivata;
• Ip (Incidenza della Plastica), che quantifica la frazione non organica del rifiuto in percentuale;
• Cs (Coefficiente di Separazione), che esprime la capacità di distinguere la parte plastica da quella organica.

L’analisi ha mostrato il pomodoro, che copre circa il 50% della superficie serricola della Fascia trasformata, quale coltura più impattante, non solo per quantità di fratta prodotta che (2.200 ton, contro circa 350 ton generate complessivamente da zucchine, melanzane, peperoni, piccoli frutti e fiori), ma anche in quanto caratterizzata da un utilizzo di tutori (clips e filo, spesso in materiale plastico) maggiore.

Grazie al modello creato e agli indici sopra citati, è stato possibile stimare la produzione di fratta nella sola provincia di Ragusa: si parla di oltre 150mila ton di residui agricoli ogni anno, con picchi in giugno-luglio (fine campagna lunga) e picchi più bassi in inverno (fine ciclo breve). Oltre alla biomassa vegetale, la ricerca ha evidenziato un’elevata presenza di plastiche leggere (spaghi, clip, reti) che rendono difficile il riutilizzo del materiale organico e aumentano il rischio di abbandoni o combustioni illecite.

La produzione di fratta è localizzata principalmente durante i mesi estivi di giugno e luglio (dati C. Insinna)

Dalla fratta-rifiuto alla fratta-risorsa

Nella fase 2 di ricerca, inquadrata in un tirocinio post-lauream con la supervisione di Massimo Zortea, professore dell’Università di Trento, e supportato da Confagricoltura Ragusa guidata dal presidente Antonino Pirrè, è stato costituito un gruppo di lavoro informale (GdL) che ha riunito i principali stakeholders come tecnici, agricoltori, professori universitari locali.

Sulla base dei dati raccolti e del confronto diretto con ditte e imprese esterne interessate a investire nel territorio (nella modalità di focus groups), il gruppo di lavoro ha elaborato una proposta di filiera integrata per la gestione sostenibile della fratta, articolata in cinque fasi operative:

  1. Separazione iniziale della biomassa in due flussi: fratta compostabile e fratta “spuria” contaminata;

  2. Stoccaggio e triturazione, anche tramite macchinari separatori;

  3. Trattamenti biologici (compostaggio o digestione anaerobica) per la frazione pulita;

  4. Trattamenti termochimici (pirolisi o gassificazione) per quella contaminata;

  5. Reimmissione nel ciclo produttivo sotto forma di ammendante o energia rinnovabile.

Il progetto si è avvalso di sinergie con altri programmi di ricerca affini quali: Agrinet (tutori compostabili in bioplastica), Biosyn (gassificazione termochimica), Terrax (digestione anaerobica) e Horizon (ottimizzazione del compostaggio). Complessivamente, sono state mappate 19 attività potenzialmente inseribili nella futura filiera del recupero, a testimonianza della concretezza e della multidisciplinarietà del percorso intrapreso.

I prezzi delle clip compostabili potrebbero diminuire con l’aumento della domanda e grazie a incentivi economici, favorendo la sostenibilità ambientale ed economica e riducendo i costi per i piccoli agricoltori (foto C. Insinna)

Governance territoriale e buone pratiche

Per dare una risposta primaria a tutte le criticità (ulteriori alla gestione della fratta) con cui gli agricoltori si confrontano continuamente durante tutto il ciclo produttivo dell’agricoltura in serra, su richiesta di Confagricoltura Ragusa, è stato elaborato un Vademecum delle buone pratiche per gli agricoltori della Fascia trasformata.

Si tratta di un agile strumento di consultazione, articolati in dieci schede operative che illustrano rischi ambientali, riferimenti normativi aggiornati (incluso il DL 116/2025, il quale modifica principalmente il Testo Unico Ambientale e il Codice Penale in materia di gestione dei rifiuti, in tutte le sue fasi) e linee guida non solo per la gestione della fratta, ma anche delle risorse idriche ed energetiche, e di altre categorie di rifiuti prodotti durante tutto il ciclo di produzione (principalmente rifiuti plastici, anche pericolosi).

Le schede elaborate in forma di prima bozza saranno sottoposte in via sperimentale alla lettura e all’uso pratico degli stessi agricoltori, per essere poi rielaborate in base ai feedback raccolti, così da rendere il Vademecum uno strumento utile ed efficace.

La ricerca proseguirà ora con una fase 3, che ha come obiettivo primario quello di costituire, nel medio periodo, una Commissione Tecnica Ambiente a carattere permanente promossa e coordinata da Confagricoltura Ragusa, ma aperta a tutti gli operatori ed esperti di settore interessati e, successivamente, di promuovere una rete-contratto tra imprese agricole per creare una base sufficientemente ampia di utenti della filiera gestione fratta in via di costituzione.

L’obiettivo ultimo è la nascita di un consorzio territoriale capace di gestire i flussi di residui e, nel tempo, anche vari altri aspetti ambientali, secondo modelli di outsourcing (affidando i trattamenti a un’impresa esterna specializzata) oppure di insourcing (con gestione interna alle aziende dotate delle tecnologie adeguate).

«Un esempio concreto di organizzazione efficiente – afferma Insinna – è la OP Vittoria Tomatoes, che riunisce venti aziende su circa 100 ettari: la mappatura geolocalizzata ha mostrato che tutte si trovano nel raggio di 20 km, rendendo logisticamente ed economicamente sostenibile il trasporto della fratta verso un centro di trattamento comune».

Un polo multiuso per la gestione integrata

Tra le prospettive più concrete della proposta di filiera figura la creazione di un polo multiuso per la gestione integrata dei residui agricoli che, come emerso nei focus group della fase 2 della ricerca, si potrebbe realizzare anche in una località unica, ad esempio in prossimità del centro Riciclo Verde di Contrada Perciata di Vittoria (Ragusa). Il polo potrebbe in futuro trattare non solo la fratta serricola, ma anche altro materiale organico, per esempio effluenti zootecnici, scarti florovivaistici e materiali compostabili, riducendo costi di trasporto ed emissioni di CO₂.

Parallelamente, la ricerca propone di prevenire la fratta spuria incentivando l’uso di materiali biodegradabili (tutori compostabili e supporti in bioplastica) e l’adozione di protocolli di riutilizzo dei residui organici come risorsa energetica o ammendante. Tale integrazione tra agronomia e tecnologia rappresenta una delle chiavi più efficaci per rendere sostenibile la serricoltura mediterranea.

La Fascia trasformata come laboratorio di sostenibilità

Con questa nuova fase di ricerca si passa dalla sperimentazione alla costruzione di una vera filiera territoriale della fratta. La combinazione tra strumenti scientifici (indicatori IGF, IGFS, IP, CS), formazione tecnica e coinvolgimento delle imprese ha permesso di definire un modello gestionale concreto e replicabile.

L’obiettivo è ambizioso, ma realistico: trasformare i residui in risorse, ridurre l’impatto ambientale e promuovere una nuova cultura della sostenibilità, fondata su innovazione, cooperazione e responsabilità condivisa. Come sottolineato dal presidente di Confagricoltura Ragusa Antonino Pirrè, «la gestione sostenibile della fratta è una sfida che possiamo vincere solo se ricerca e imprese lavorano insieme, costruendo una filiera efficiente e rispettosa del territorio». Trasformare la fratta da problema a risorsa non è solo un’azione tecnica, ma è un vero e proprio cambio di paradigma. Significa ripensare l’agricoltura in serra come un ecosistema circolare, dove ogni residuo diventa valore e dove la sostenibilità non è solo uno slogan, ma diviene pratica quotidiana.

Serricoltura sostenibile: un progetto per la filiera circolare della fratta - Ultima modifica: 2026-01-13T12:29:25+01:00 da Alessandro Piscopiello

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