
Scoperta preoccupante per l'orticoltura e la floricoltura del nostro Paese: ufficializzata la prima segnalazione in Italia, nello specifico in Sicilia, di Thrips parvispinus (Karny, 1922), un tripide di origine asiatica già responsabile di gravi danni alle colture di peperone in Spagna e in numerose altre aree del mondo.
Il primo ritrovamento nelle serre siciliane
Lo studio, pubblicato sulla rivista dell'Eppo il 27 febbraio scorso, descrive l'indagine partita nell'agosto 2025, dopo che i ricercatori avevano letto numerose segnalazioni provenienti dalla Spagna riguardo a gravi infestazioni da tripidi nelle colture di peperone in provincia di Almería. A partire da quella data, è stato avviato un monitoraggio sistematico nelle serre della zona di Vittoria (Ragusa), concentrandosi su peperoni e floricole.
L'8 ottobre 2025, l'agronomo Rosario Novara, firmatario dello studio insieme a Giuseppe Massimino Cocuzza e Eya Ben Hmad dell'Università di Catania, nel corso dei controlli fitosanitari di routine in una serra nel distretto di Pozzo Ribaudo a Vittoria, in provincia di Ragusa, ha osservato su piante di gerbera (Gerbera jamesonii) – importate dalla Spagna – sintomi di danno mai visti prima su quella coltura: deformazioni fogliari severe originate vicino alla nervatura centrale, con progressione verso le nervature secondarie e sviluppo di imbrunimento, accartocciamento e suberizzazione, più evidenti sulla pagina inferiore della foglia. Anche i fiori mostravano petali diseguali, stentati e fortemente arricciati.

Al quel punto sono stati prelevati campioni di foglie e fiori e inviati ai laboratori dell'Università di Catania per le analisi di identificazione. Sono state condotte sia analisi morfologiche sia analisi molecolari che hanno confermato l'insetto Thrips parvispinus come responsabile dei danni.
Confondibile con Frankliniella occidentalis
Nel mese successivo alla prima scoperta, il laboratorio dei ricercatori ha ricevuto ulteriori campioni provenienti da zone della Sicilia ben distanti dalla sede originaria del ritrovamento. Thrips parvispinus è stato confermato su piante di gardenia (Gardenia jasminoides) e mimosa (Acacia sp.) coltivate in serre nell'area di Milazzo (provincia di Messina) e su piante di peperone in serre nella zona di Licata (provincia di Agrigento). Questo significa che il parassita era già presente in almeno tre province siciliane alla fine del 2025.
I ricercatori sottolineano che i ritardi nelle segnalazioni sono stati in parte causati dalla confusione dei sintomi di T. parvispinus con quelli del più comune Frankliniella occidentalis, già ampiamente presente nelle serre siciliane. I due parassiti richiedono però strategie di gestione diverse e T. parvispinus è considerato molto più aggressivo.
L'analisi degli studiosi confermato una diffusione legata agli scambi commerciali internazionali di materiale vegetale, probabilmente transitata attraverso la Spagna, da cui provenivano le piante di gerbera infestate.
I danni su peperone
Thrips parvispinus è stato descritto per la prima volta in Thailandia da Karny nel 1922, per poi diffondersi in vari Paesi del sudest asiatico, Cina, India, Messico, Canada e diversi stati Usa e africani.
In Europa, T. parvispinus era già stabilito – prima di questa segnalazione italiana – soltanto in Spagna, dove dal 2019 (inizialmente su gladiolo e Mandevilla) si è rapidamente trasformato in una seria minaccia per le colture di peperone in Almería: «in cinque anni, da pochi casi isolati di infestazione sul peperone, è diventato una seria minaccia per il settore produttivo», si legge nello studio. Nel corso degli anni il parassita era già stato intercettato nei Paesi Bassi, Regno Unito, Francia, Svizzera e Germania su materiale vegetale importato dall'Asia, senza però stabilirsi in questi Paesi.
La lista degli ospiti di T. parvispinus conta 60 specie appartenenti a 24 famiglie botaniche. Tra le orticole, le colture più vulnerabili sono il peperone (Capsicum annuum e C. frutescens), la melanzana e il cetriolo. In India, i danni al peperone causati da T. parvispinus superano quelli di F. occidentalis. L'insetto colpisce anche fragola, dalia, crisantemo, gardenia e ora gerbera (tra l'altro, quella siciliana è la prima segnalazione in assoluto su questa coltura). Tra le piante da frutto, può infestare seriamente mango e papaya.
Sul peperone, adulti e larve risiedono principalmente nei fiori e sulla pagina inferiore delle foglie. L'attività trofica causa l'ingiallimento e l'imbrunimento delle lamine fogliari, la deformazione e il raggrinzimento delle foglie giovani, e la comparsa di una caratteristica patina argentata sulle foglie più mature. Le infestazioni gravi possono portare al disseccamento delle foglie appena emesse. I frutti di peperone risultano deformati e con superficie rugosa. In Indonesia e India le perdite produttive hanno raggiunto il 40%.
Cosa fare
Monitoraggio
Per tecnici, agronomi e produttori, la scoperta di T. parvispinus in Sicilia richiede un cambio immediato di approccio al monitoraggio delle serre. La velocità biologica del parassita è equiparabile a quella di F. occidentalis: il ciclo biologico da uovo ad adulto si completa in circa 14 giorni a 25 °C, il che implica la possibilità di generazioni sovrapposte in ambiente protetto con temperature elevate.
Il primo passo è il monitoraggio. Sul peperone, i tripidi sono facilmente osservabili scuotendo il materiale vegetale su un foglio bianco o in un imbuto con contenitore raccoglitore: il parassita si concentra in particolare nei fiori. Anche le trappole cromotropiche sono utili, ma i ricercatori evidenziano un dato importante per la scelta: «Le trappole bianche si sono dimostrate più efficaci nell'attrarre T. parvispinus rispetto a quelle blu o gialle». Poiché F. occidentalis è già presente nelle serre, è necessario identificare con precisione le catture per distinguere le due specie.
Lancio di ausiliari
Sul fronte della difesa, le esperienze dei Paesi che hanno già affrontato l'insetto suggeriscono ovviamente, come si legge nello studio, che il controllo chimico da solo non è sufficiente. Il parassita ha una straordinaria capacità di sviluppare popolazioni resistenti agli insetticidi, soprattutto nelle colture di peperone in serra dove la pressione chimica è elevata. Per questo, la ricerca e la pratica nelle aree già infestate convergono verso un approccio integrato (Ipm) che combina bioinsetticidi, insetticidi chimici ancora efficaci, gestione della resistenza e agricoltura di precisione.
In Spagna, nelle aree già colpite, il protocollo di lotta biologica raccomanda l'impiego degli ausiliari Orius laevigatus, Chrysoperla carnea, Neoseiulus californicus e Amblyseius andersoni durante la fase di fioritura. Nei periodi più freddi e umidi si preferisce ricorrere a Transeius montdorensis e Neoseiulus cucumeris. I ricercatori sottolineano come la ricerca sui nemici naturali di T. parvispinus sia ancora molto limitata rispetto a quella disponibile per F. occidentalis. Tra i pochi antagonisti documentati in letteratura figurano i predatori Cheilomenes sexmaculatus e Coccinella transversalis e il fungo entomopatogeno Lecanicillium lecanii.
Prevenzione
Un aspetto importante per prevenire la diffusione del tripide è il controllo delle piante in arrivo dall'estero. I ricercatori affermano infatti che «La rapida diffusione di T. parvispinus in vari paesi dimostra che questa diffusione è stata favorita principalmente dagli scambi commerciali di materiale vegetale infetto».
I tecnici dovrebbero pertanto ispezionare attentamente il materiale vegetale di provenienza estera possibilmente prima dell'ingresso in serra. Qualsiasi sintomo atipico di danno da tripidi, in particolare deformazioni fogliari insolite non attribuibili a F. occidentalis, dovrebbe far aumentare l'attenzione.
Allerta per la Sicilia e tutto il Mediterraneo
Come ricorda lo studio, la provincia di Ragusa rappresenta il 32% (5.280 ettari) dell'intera superficie italiana sotto serra (16.418 ha) e genera il 40% della produzione nazionale di pomodori, peperoni, melanzane, zucchine e cetrioli. Un territorio, dunque, dove qualsiasi nuova minaccia fitosanitaria può causare perdite economiche importanti.
Ma i ricercatori mettono in guardia non solo l'isola. Data la similitudine dei cicli biologici di T. parvispinus con quelli di F. occidentalis e le condizioni climatiche favorevoli di molte aree mediterranee, «è altamente probabile che la specie possa diffondersi rapidamente e insediarsi stabilmente». Come nel caso di F. occidentalis, una volta che il parassita si è stabilito in un'area, la sua eradicazione è praticamente impossibile.I ricercatori indicano anche che strumenti di identificazione innovativi e accessibili – come il sequenziatore portatile MinION – potrebbero essere messi a disposizione degli operatori non specializzati in tecniche biotecnologiche, rendendo la sorveglianza più capillare ed efficace. Una standardizzazione globale di questi metodi potrebbe contribuire in modo significativo a rallentare la dispersione di T. parvispinus e di altri insetti alieni.
Lo studio
Massimino Cocuzza, Giuseppe, Eya Ben Hmad, and Rosario Novara. "First report in Italy of Thrips parvispinus (Karny, 1922)(Thysanoptera, Thripidae), a major threat for Sicilian horticulture and floriculture." EPPO Bulletin (2026). Consultabile qui.







