Specie vegetali aliene invasive, buone pratiche per evitarne la diffusione

specie vegetali aliene invasive
Giacinto d'acqua, specie vegetale aliena invasiva
Il ruolo strategico del florovivaismo nel controllo di tali specie al centro di un greenwebinar di Assofloro e Coldiretti

Il comparto del florovivaismo può contribuire, seguendo lungo tutta la filiera specifiche buone pratiche, a evitare il rischio di diffusione di specie vegetali aliene invasive. È stata questa l’indicazione emersa dal greenwebinar di Assofloro e Coldiretti “Proteggere la biodiversità. Il ruolo strategico del florovivaismo nel controllo delle specie vegetali aliene invasive”, presentato da Andrea Pellegatta dell’area tecnica consulta Florovivaismo Coldiretti e condotto da Lucilla Carnevali dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra).

Quali sono le specie vegetali aliene invasive

Le specie aliene (o alloctone, esotiche, non indigene, non native) sono specie portate dall’uomo, accidentalmente o intenzionalmente, fuori dall’area di origine naturale. Le specie aliene invasive (Ias, Invasive alien species) sono specie portate dall’uomo, accidentalmente o intenzionalmente, al di fuori dell’area di origine, che causano rilevanti impatti negativi sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici collegati nelle aree dove di stabiliscono, nonché su economia e salute.

Come è noto i servizi ecosistemici sono quelli forniti da un ecosistema, dai quali dipendono gli esseri umani, cioè la disponibilità di acqua, legno, fibre, la fotosintesi, l’impollinazione ecc. Il riferimento legislativo è il Regolamento Ue n. 1143/2014, che è la normativa europea varata per proteggere la biodiversità e le attività economiche dagli impatti devastanti delle specie esotiche invasive, cioè, appunto, animali e piante non autoctoni che minacciano gli ecosistemi locali. In tale ambito l’Ispra sta conducendo una serie di lavori dedicati in maniera specifica al comparto florovivaistico».

L’entità del fenomeno è notevole

Secondo uno studio del 2023 dell’Ipbes (Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistemici), il principale organismo scientifico internazionale indipendente che valuta lo stato della biodiversità mondiale e dei servizi che gli ecosistemi forniscono all'umanità, le specie aliene trasportate dall’uomo fuori dal loro areale naturale sono finora circa 37.000, delle quali 3500 sono specie aliene invasive, ha comunicato Carnevali.

«In Italia le specie aliene sono 3700, di cui 550 invasive, che procurano danni alla biodiversità. Causa del fenomeno è la globalizzazione, i sempre più numerosi spostamenti di persone e merci favoriscono l’introduzione di specie aliene, che costituisce una delle maggiori minacce alla biodiversità, insieme con la distruzione/frammentazione degli habitat, il prelievo diretto delle specie, il cambiamento climatico e l’inquinamento. Il 60% delle estinzioni globali di specie sono state causate, solo o in parte, dalle Ias (90% sulle isole). Secondo il rapporto Ipbes le specie aliene vegetali invasive incidono per il 15,4% sulle estinzioni locali di specie native e possono causare competizione con specie native e cambiamenti strutturali degli ecosistemi, tossicità e diffusione di malattie, danni a infrastrutture, colture agricole e foreste, ibridazione fra specie. Ben l’85% degli impatti delle specie aliene invasive sulla natura e sulla qualità della vita sono negativi. E la stima dei costi annuali globali legati alle invasioni biologiche nel 2019 superava i 425 miliardi di euro!».

La strategia di intervento

Qual è la strategia di intervento rispetto alla minaccia delle specie aliene invasive? Carnevali ha evidenziato che è una strategia messa a punto già da diversi decenni e si basa sull’approccio gerarchico sviluppato nell’ambito della convenzione sulla biodiversità. «Gli Stati prevengono l’introduzione, controllano o eradicano le specie alloctone che minacciano gli ecosistemi, gli habitat o le specie autoctone. Le linee operative sono quindi:

  1. prevenzione
  • nuove norme (controllo rilasci)
  • controllo delle importazioni e dei punti ingresso
  • controllo dei vettori
  • informazione

2. eradicazione

  • rapida rimozione dei nuovi nuclei
  • eradicazione dei nuclei di specie più dannose insediate quanto possibile

3. controllo

  • contenimento dell’espansione
  • controllo numerico permanente».

Gli strumenti legislativi di riferimento

In questo quadro gli strumenti legislativi di riferimento in ambito europeo e italiano sono i seguenti:

  • il Reg. Ue 1143/2014 recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive (lista di specie prioritarie – specie di rilevanza unionale)
  • il Decreto legislativo n. 230/2017 di adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Reg. Ue 1143/2014 (vettori di introduzione prioritari accidentali)
  • il Dpr 357/97 e s.m. Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/Cee relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche e s.m. (vettori di introduzione volontari).

Buone pratiche per i professionisti

Nella cornice di tali disposizioni legislative in primo luogo i professionisti possono mettere in atto numerose buone pratiche:

  • promuovere l’adozione di un contrassegno che indichi se la specie è nativa, aliena o aliena invasiva e fornire informazioni aggiuntive sulle specie aliene maggiormente invasive commercializzate;
  • rendere disponibili specie alternative alle specie aliene invasive;
  • evitare, per quanto possibile, di collocare a stretto contato specie native e specie aliena invasive per evitare l’ibridazione;
  • smaltire correttamente i rifiuti contenenti parti vegetali delle eccedenze delle coltivazioni e degli imballaggi;
  • adottare buone pratiche fitosanitarie e gestionali per evitare l’introduzione e la diffusione non intenzionali di piante o animali alieni invasivi: isolare le coltivazioni, verificare la qualità e la sanità dei substrati o terricci impiegati, ripulire attrezzi e macchinari, ripulire da eventuali infestanti i vasi posti in vendita;
  • collaborare per l’individuazione di specie native adatte alla commercializzazione.

Buone pratiche per tutti

Ma buone pratiche possono e devono essere seguite e applicate da tutti:

  • informarsi presso il proprio vivaista di fiducia sull’eventuale invasività delle specie che si intende acquistare e sulle corrette modalità di coltivazione;
  • evitare di acquistare piante o semi da internet, in particolare da siti non certificati che non indichino con precisione l’origine dei materiali;
  • assicurarsi che eventuali piante esotiche coltivate nel proprio giardino non sfuggano all’esterno e procedere alla rimozione di eventuali plantule;
  • non abbandonare mai nell’ambiente né le piante vive, né gli scarti di giardinaggio e chiedere al proprio vivaista di fiducia indicazioni su corretto smaltimento degli scarti e dei rifiuti di giardinaggio;
  • segnalare nuclei di diffusione delle specie aliene invasive di rilevanza unionale in ambiente naturale alle autorità preposte (Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica-Attm, Ispra, amministrazioni regionali o delle province autonome).

 

Specie vegetali aliene invasive, buone pratiche per evitarne la diffusione - Ultima modifica: 2026-06-29T12:34:45+02:00 da Giuseppe Francesco Sportelli

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