Export florovivaistico fermo verso Dubai, Arabia Saudita e Kuwait

Guerra in Medio Oriente, florovivaismo in crisi: 100 milioni di perdite e 2mila container fermi

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Piante Faro, Sicilia
La crisi geopolitica in Medio Oriente sta colpendo duramente il florovivaismo italiano. Secondo Coldiretti, solo in Sicilia le perdite superano già i 100 milioni di euro per spedizioni annullate verso i Paesi del Golfo

La crisi geopolitica in Medio Oriente rischia di avere pesanti ripercussioni sul florovivaismo italiano. Secondo Coldiretti, solo in Sicilia le perdite superano già i 100 milioni di euro, con oltre duemila container di piante e fiori destinati ai Paesi del Golfo rimasti bloccati.

Sugli effetti della guerra tra Stati Uniti e Israele da una parte e l’Iran e i suoi alleati, nel corso dell’assemblea regionale di Coldiretti a Caltagirone, il 10 marzo, sono intervenuti il presidente nazionale dell’associazione, Ettore Prandini, e il presidente della Consulta Florovivaistica, Mario Faro.

Oltre 100 milioni di perdite per il settore in Sicilia

Prandini ha ricordato come siano particolarmente colpiti tutti i prodotti deperibili, soprattutto florovivaismo e ortofrutta; Faro, la cui azienda è direttamente interessata, ha fatto presente come il florovivaismo abbia già perso – per la sola Sicilia – oltre 100 milioni di euro: infatti, sarebbero dovuti partire più di duemila container diretti a Dubai, Arabia Saudita e Kuwait, ma le consegne sono state annullate e rinviate a data da destinarsi.

Quasi sicuramente, questa situazione va a colpire tutti gli esportatori italiani (oltre ai siciliani, sono particolarmente colpiti i pistoiesi e i pugliesi) per una quota di mercato davvero notevole.

Lo stretto di Hormuz e i problemi logistici per le spedizioni

Si tratta di una catena di problematiche difficili da valutare nel loro complesso. C’è l’aspetto logistico: lo stretto di Hormuz è un passaggio vitale per le merci che viaggiano da oriente a occidente e viceversa, con ricadute anche sul Canale di Suez. C’è quello contingente: ci troviamo all’inizio della stagione principale per il commercio delle piante e dei fiori e proprio ora sarebbe stato il momento per dar seguito a quanto "seminato" nelle fiere che si sono tenute nel Medio Oriente, da Istanbul a Dubai.

Rischio eccesso di offerta e caduta dei prezzi

Dal punto di vista economico, se la merce non riuscirà a viaggiare su alcune tratte, si riscontrerà quasi sicuramente un eccesso di offerta, con conseguente caduta dei prezzi; questo vale non solo per il vivaismo ma anche per la floricoltura, visto che alcuni paesi – come il Kenya – esportavano direttamente i loro fiori verso i Paesi del Medio Oriente.

La qualità delle merci bloccate va sicuramente a decadere: come ha sottolineato Prandini, alcune delle spedizioni sono state deviate verso l’India (e, come è emerso da altre fonti, anche verso Hong Kong e il Sud Africa); i tempi di navigazione si allungano e, per raggiungere – eventualmente – le destinazioni originarie, saranno necessari tempi difficilmente calcolabili, spese ulteriori di trasporto via terra e l’attraversamento di diverse dogane, ciascuna con le sue regole commerciali e fitosanitarie. Oltre alle spese di trasporto, vanno ad aumentare quelle di assicurazione, e molte compagnie tra le principali del settore si stanno tirando indietro, non concedendo più le polizze accompagnatorie.

Costi energetici e materie prime sempre più cari

Tutta l’agricoltura è interessata all’aumento delle materie prime, innanzitutto dei fertilizzanti, con urea e altri prodotti a base di azoto il cui approvvigionamento è sempre più difficile; altri prodotti pesantemente colpiti sono i materiali plastici, dai vasi alle coperture e anche i componenti per l’irrigazione arrivano spesso da Oriente. I costi energetici, già alti dal periodo della crisi russo-ucraina, sono schizzati alle stelle, interessando tanto il petrolio quanto il gas naturale e sappiamo quanto il nostro Paese sia ancora indietro per la produzione di energie rinnovabili.

Un effetto "curioso" è che la domanda per fiori e piante artificiali è aumentata moltissimo in pochi giorni, ma anche questo settore è influenzato dalla carenza di materie prime.

Effetti possibili anche sulle fiere internazionali

Si spera in una rapida soluzione della crisi, ma niente lascia prevedere tempistiche certe. Se questa situazione perdurerà, gli effetti saranno ancora più pesanti e davvero imprevedibili. Ci vengono in mente anche le conseguenze per le fiere autunnali nel Medio Oriente, tanto la Istanbul Landscape Fair quanto la seconda edizione di Myplant Middle East, che potrebbero subire tanto disdette da parte degli espositori quanto cancellazioni delle visite da parte di buyer e clienti.

Guerra in Medio Oriente, florovivaismo in crisi: 100 milioni di perdite e 2mila container fermi - Ultima modifica: 2026-03-11T12:34:08+01:00 da Alessandro Piscopiello

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