Carota, una filiera forte che cerca più valore

Una filiera italiana solida e competitiva, chiamata oggi a trasformare qualità, innovazione genetica e sostenibilità in maggiore valore economico lungo tutta la catena produttiva

La carota è un ortaggio che non ha bisogno di essere venduto: lo comprano già tutti. La sfida, semmai, è dargli più valore. È questo uno dei messaggi principali emersi dal Simposio Carota 2030, tenutosi il 21 aprile 2026 alla Post-Harvest Arena di Macfrut. Perché il simposio, organizzato dalla Rivista di Orticoltura, ha raccontato una filiera una filiera un po' sottovalutata: solida nei numeri, ricca di competenze tecniche e opportunità varietali, capace di produrre una referenza riconosciuta all'estero, ma ancora poco attrezzata per trasformare tutto questo in valore aggiunto stabile e diffuso lungo la filiera italiana.

Indice dell'articolo: clicca sul nome o titolo per leggere il riassunto dell'intervento corrispondente

Parte mattutina
Parte pomeridiana
  • Il panorama dei consumi e le tendenze in atto - Daria Lodi, Cso Italy
  • Il ruolo dei mercati ortofrutticoli - Rossano Fontan, Mercato Ortofrutticolo di Lusia
  • Il ruolo della Gdo - Matteo Benedetto, Conad
  • La carota nella dieta mediterranea - Cristina Angeloni, Università di Bologna

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La carota nel mondo e in Europa, dove l'Italia è seconda

La produzione mondiale di carote si aggira intorno ai 40 milioni di tonnellate, con la Cina che da sola ne produce circa il 65%. Seguono Uzbekistan, Russia (1,4 milioni di tonnellate) e Stati Uniti (1,3 milioni). L'Italia produce circa 450.000-510.000 tonnellate su poco meno di 11.000 ettari ed è il paese che, secondo Luciano Trentini, il primo a intervenire al simposio può rivendicare la migliore qualità organolettica a livello mondiale.

L'Europa è quasi autosufficiente: produce 47 milioni di quintali prodotti e ne consuma 48 milioni. I principali produttori sono Regno Unito (circa 800.000 tonnellate, concentrate in Scozia, Galles del Nord e Yorkshire), Germania (altrettanto, con una reputazione costruita sul calibro elevato e la conservabilità), Polonia (500-600.000 tonnellate, con circa il 60% destinato alla trasformazione industriale) e Olanda (500.000 tonnellate su 7.800 ettari, primo esportatore europeo con rese superiori a 65 t/ha grazie a una meccanizzazione totale). La Spagna produce circa 400.000 tonnellate nelle regioni dell'Andalusia e della Castiglia-León, ma ha attraversato difficoltà produttive quest'anno a causa delle abbondanti piogge. L'Italia, con il 18% della produzione europea, è il secondo produttore in Europa.

Dal punto di vista commerciale, esporta per 99 milioni di euro (oltre 100.000 tonnellate, pari al 20% della produzione nazionale verso Francia, Germania, Polonia ed Egitto) e importa per 51 milioni: una bilancia in attivo sul valore. I tre areali principali – Sicilia (2.929 ha), Abruzzo/Fucino (1.800 ha) ed Emilia-Romagna/Ferrara (700 ha) – coprono da soli il 67-68% della produzione nazionale, con Igp riconosciute sia a Ispica che nel Fucino.

Record di acquisti: i dati Cso Italy sui consumi 2025

Il quadro dei consumi domestici presentato da Daria Lodi di Cso Italy ha restituiro un'immagine sorprendentemente positiva. Dopo anni difficili, l'ortofrutta italiana ha invertito la rotta: nel 2025 gli acquisti domestici hanno raggiunto 5,45 milioni di tonnellate (+5% sul 2024) per un valore di quasi 13,8 miliardi di euro (+7%), con un prezzo medio a 2,52 €/kg. Gli ortaggi coprono il 48% del totale.

Le carote, in questo contesto, hanno registrato il miglior risultato degli ultimi dieci anni: 208.372 tonnellate acquistate (+5% sul 2024), per un valore di 285 milioni di euro, nonostante il prezzo medio sia leggermente calato (-3%). È il record assoluto dal 2016. La crescita è stata distribuita su tutti e quattro i trimestri dell'anno (+8% nel primo, +5% nel secondo, +6% nel terzo, +2% nel quarto), confermando la piena destagionalizzazione dei consumi: non esiste più un periodo preferenziale di acquisto, le carote si comprano dodici mesi l'anno con una distribuzione sostanzialmente uniforme.

Volumi in crescita

Le carote occupano il quinto posto per volume tra gli ortaggi più acquistati (erano quarte, ma le zucchine nel 2025 hanno registrato un +17% che le ha scavalcate). La penetrazione familiare si attesta all'84%: quattro famiglie su cinque acquistano carote almeno una volta l'anno, con picchi al 89% nel Nord Est e all'87% nel Nord Ovest. L'acquisto medio per famiglia acquirente è di 9,32 kg per una spesa di 12,77 euro. La crescita più significativa, ha spiegato Lodi, viene dal Sud e dalla Sicilia (+19%), che rappresentano il 20% dei volumi nazionali.

Il canale moderno copre il 91% degli acquisti: i supermercati valgono il 48% del totale (+4%), ma la crescita più dinamica viene dai discount, saliti al 29% dei volumi (+9%). Anche i canali tradizionali, come fruttivendoli e mercati ambulanti, mostrano segnali positivi (+8% e +12%). Sul fronte degli acquirenti, Lodi ha aggiunto che il 60% dei volumi è acquistato da famiglie mono o bicomponente, il 34% del mercato fa capo a responsabili acquisto con 65 anni e oltre, ma si registra una crescita vivace anche nella fascia 45-54 anni (+12%) e tra i più giovani under 34 (+8%). Il confezionato vale ormai il 79% del totale (era il 53% nel 2016), con una penetrazione del 76% (era 68% nel 2016). Il biologico si attesta all'8% dei volumi con il 27% di penetrazione familiare.

Il marchio Igp vale il 3% del totale con il 13% di penetrazione. Infine, nel primo bimestre del 2026 i volumi acquistati sono cresciuti dell'11% rispetto allo stesso periodo del 2025. «La vera domanda non è come vendere più carote, ma come dare più valore a un prodotto che tutti già comprano», ha concluso Lodi.

Daria Lodi

Difesa: serve un cambio di mentalità, non solo di prodotti

L'intervento di Silverio Pachioli ha rappresentato uno dei momenti tecnici più densi della giornata. Il paradigma che Pachioli ha proposto è quello dell'agroecosistema carota, in cui il microbioma del suolo, le fisiopatie legate al clima, la pressione parassitaria e la risposta varietale si integrano in un sistema complesso che non ammette soluzioni semplici. «Dobbiamo passare da tecnici guaritori delle piante a tecnici costruttori della salute delle piante», ha detto, richiamando il concetto di salutogenesi in contrapposizione alla patogenesi. La difesa moderna è un approccio a ostacoli: ogni barriera – genetica, agronomica, biologica, chimica – riduce la probabilità che il patogeno raggiunga l'ospite.

I risultati dalla ricerca sperimentale

Sul versante della ricerca applicata, Pachioli ha presentato risultati sperimentali particolarmente interessanti. Il primo riguarda l'utilizzo di zuccheri osmoticamente compatibili per il controllo dell'alternaria: l'alternaria è un fungo che non tollera elevate concentrazioni di zuccheri nelle foglie; sovraccaricando la pianta con questi composti – un concetto che risale agli anni '50 in California, quando si osservò che le piante di pomodoro senza frutti (dove gli zuccheri rimangono nelle foglie) non si ammalavano di alternaria – si ottiene un effetto soppressivo efficace. I risultati su insalata e pomodoro nel 2025 sono stati definiti «molto buoni».

Il secondo fronte riguarda gli oli essenziali alimentari (tra cui olio di mais e di soia) come repellenti per la mosca della carota: trattamenti settimanali a copertura mostrano risultati promettenti e i prodotti sono classificabili come alimentari, non come fitofarmaci.

Il terzo ambito, più avanzato e sperimentale, riguarda l'utilizzo di rame e ferro per indurre nei funghi una iperproduzione di radicali liberi che destabilizza le membrane fungine, aprendo un'alternativa alla chimica tradizionale. Su questa linea, Pachioli ha menzionato anche studi su alcuni acidi grassi con azione fungicida.

Breeding varietale: la genetica al servizio di tutta la filiera

Vilmorin-Mikado

La sessione sul breeding ha visto alternarsi tre case sementiere con approcci complementari. Giulia Chiara Blanco di Vilmorin-Mikado ha presentato una gamma storica ancora molto diffusa affiancata da alcune novità, mentre in Sicilia si lavora con cicli culturali particolari che richiedono varietà specifiche. Il focus del suo intervento era però rivolto al futuro. Sul versante della forma prodotto, Vilmorin propone quattro tecnologie di semente: Natural Choice (non trattata per il biologico), semente calibrata standard, Vilseed (pellicola protettiva che migliora la fluidità nelle seminatrici riducendo doppie e salti, con germinabilità minima del 90%) e la mini-pillola Vilrob (l'obiettivo dichiarato: un seme seminato = una radice commercializzata).

Sul fronte genetico, i tre assi di sviluppo sono sanità (resistenza ad alternaria e nematodi, tolleranza alla prefioritura), lavorazione e confezionamento (adattabilità alla raccolta meccanica ad alta velocità, uniformità di calibro e lunghezza, resistenza a cracking e silvering, migliore shelf-life) e resa produttiva (efficienza nell'uso delle risorse, adattamento a suoli pesanti). «Servono varietà più rustiche, pur mantenendo tutte le caratteristiche qualitative: adattabilità ai diversi areali e alle diverse condizioni, e resa finale nonostante il cambiamento degli areali», ha sintetizzato Blanco.

Basf Nunhems

Paolo Galeazzo di Basf Nunhems ha inquadrato l'azienda – 110 anni di esperienza, 1.200 varietà su 20 colture, 20-25% del fatturato reinvestito in R&D – e ha presentato quattro varietà chiave. Allyance F1 si distingue per l'ampio pacchetto di resistenze, l'alta germinabilità, il ridotto apporto di fertilizzanti azotati e la resistenza alla salita a seme: «la varietà che sposa la sostenibilità».

Romance F1 è la soluzione per il segmento mazzetto, con forte attaccatura della foglia al colletto (fondamentale per la raccolta meccanica), sanità fogliare, forma affusolata e resistenza meccanica agli urti. Durance F1 offre un'ampia finestra di raccolta, lunghezza del fittone contenuta e omogenea, assenza di spalla verde ed è ideale per il confezionamento in vassoio. Dorlago F1, lanciata in Sicilia per la stagione autunnale (semine settembre-ottobre), combina alta resistenza sia alle orobanche che all'alternaria con uniformità di forma e dimensione per il mercato fresco.

Cora Seeds

Luigi Cirimele di Cora Seeds ha illustrato il programma di ricerca interno, sviluppato dopo l'acquisizione del programma breeding da KVS nel 2024, rendendo Cora l'unica azienda completamente italiana attiva nello sviluppo di nuovi ibridi di carota. Il programma si articola in cinque fasi: raccolta di germoplasma da banche internazionali, schemi di breeding su campi collocati in Sicilia, nel Ferrarese e nel Fucino, progettazione dei crossing block, selezione in campi sperimentali nelle zone vocate (inclusa la California per le tipologie imperator) e produzione del seme commerciale. Il supporto delle biotecnologie è centrale: la maschiosterilità – che garantisce qualità, stabilità e uniformità degli ibridi – viene selezionata con marcatori molecolari, e gli screening fitopatologici per alternaria e oidio vengono condotti sia in campo (areale ferrarese per l'alternaria, stato di Washington per l'oidio) che in laboratorio.

Un momento del simposio

Le voci dagli areali: Sicilia, Fucino, Veneto

Salvatore Schifitto di Bioverde, relatore per la Sicilia e membro del Consorzio della Carota Novella di Ispica Igp, ha descritto la storia e il presente di un areale che dagli anni Ottanta – quando si toccavano i 3.500-4.000 ettari con produzioni da 1,5-2 milioni di quintali – si è ridimensionato a circa 1.500 ettari per 75.000 tonnellate, distribuiti nel comprensorio tra Siracusa e Ragusa (con Ispica e Rosolini come epicentri). Il consorzio, nato nel 2010 con 12 soci, si occupa di tutela e promozione con l'obiettivo di raggiungere il 30% di commercializzato con marchio Igp; circa 500 ettari rientrano già nella produzione biologica certificata.

Le innovazioni adottate in campo spaziano dalla coltivazione su baule (per ridurre i rischi di asfissia radicale nelle piogge invernali) alla semina con Gps, dai sistemi di irrigazione in microportata sopra chioma all'utilizzo di semi pillolati, fino alle cover crop con leguminose (che fissano azoto e riducono l'infestazione di elateridi) e alle micorrize. Quest'anno, dopo 100 giorni consecutivi di pioggia senza possibilità di effettuare trattamenti, la stagione ha verificato sul campo in modo "estremo" la tenuta delle resistenze varietali all'alternaria.

Fucino e Lazio

Domenico Fidanza, che opera tra il Fucino e il Lazio producendo carote dodici mesi l'anno su areali complementari, ha indicato nella genetica il principale strumento con cui affrontare gli eventi climatici avversi: «Le genetiche, le resistenze, sono quello che ci ha aiutato di più nei periodi difficili. Le case sementiere devono concentrarsi su questo». Rossano Fontan, direttore del Mercato Ortofrutticolo di Lusia (Rovigo), ha descritto una realtà specializzata prevalentemente sulla carota lavorata a foglia, con circa 2.000 tonnellate annue commercializzate e un incremento del 14% nei volumi nel 2025 rispetto a un quadriennio precedente di calo.

Ha illustrato anche un'analisi sui costi di produzione che mostra come, con una carota al mazzetto venduta a 1,44 €/kg (media 2025), manchino circa 12 centesimi per coprire tutti i costi e garantire un margine minimo del 5%: un dato che invita a ragionare sulla sostenibilità economica dei produttori.

La Gdo: stabilizzazione, qualità e nuovi segmenti

Matteo Benedetto di Conad ha portato il punto di vista della prima insegna della distribuzione organizzata italiana per quota di mercato, con oltre 4.000 punti vendita, 21,8 miliardi di fatturato nel 2025 e una penetrazione del marchio del distributore che raggiunge il 34% del totale e il 46% nell'ortofrutta. Sulla carota, Conad lavora su confezionato convenzionale, biologico e quarta/quinta gamma.

Il primo ruolo strategico della Gdo identificato da Benedetto è la stabilizzazione: accordi di fornitura pluriennali che garantiscono ai produttori continuità di volumi e serenità per gli investimenti in qualità.

Il secondo è la standardizzazione attraverso disciplinari di produzione con parametri tecnici più stringenti della normativa.

Il terzo è la crescita dei nuovi segmenti: la quarta e quinta gamma sta registrando un'accelerazione significativa, con le carote che entrano come ingrediente in mix di verdure già pulite e pronte. Sulla questione Igp, Benedetto ha chiarito la posizione di Conad: «Il 90% della nostra carota a marchio è prodotto della Sicilia, ma non comunichiamo l'Igp come premium perché quando c'è già tutto quel prodotto in quel periodo, è difficile chiedere al consumatore di pagare di più per qualcosa che trova comunque».

La carota nella dieta mediterranea: cosa dicono le ricerche

La professoressa Cristina Angeloni dell'Università di Bologna ha chiuso il simposio con un quadro nutrizionale che, se ben sfruttato, potrebbe aiutare la comunicazione al consumatore. Originaria dell'area tra Iran e Afghanistan, era bianca o gialla nelle prime varietà; la carota arancione si afferma in Olanda intorno al XVII secolo.

Il suo valore nutrizionale non risiede nei macronutrienti (90% acqua, pochissime calorie – 41 per 100 grammi, meno di un terzo di una lattina di bibita gassata – poche proteine e grassi), ma nei composti bioattivi: carotenoidi (con il beta-carotene come precursore della vitamina A), fibre solubili e insolubili (con effetti prebiotici e impatto positivo sul microbioma intestinale), antociani (nelle carote viola e nere, con azione antiossidante e benefica sulla pressione arteriosa) e acidi fenolici.

La cottura e la lavorazione modificano la biodisponibilità di questi composti: cuocere al vapore o abbinare a grassi migliora l'assorbimento dei carotenoidi, mentre alcune trasformazioni riducono il contenuto fenolico ma possono aumentare la digeribilità. La carota è presente nelle piramidi alimentari della dieta mediterranea come ortaggio base, accanto a olio extravergine di oliva, legumi e cereali integrali.

Un prodotto maturo che chiede nuove ambizioni

Il Simposio Carota 2030 ha restituito l'istantanea di una coltura che in generale funziona (e di questi tempi non è poco), che i consumatori conoscono e comprano con costanza crescente, ma che ancora non riesce a valorizzare pienamente le proprie peculiarità geografiche, varietali, nutrizionali. Forse per questioni strutturali, a cui si aggiungono problemi ormai noti come la pressione delle patologie (alternaria in primo luogo, orobanche in Sicilia, mosca della carota al Nord), la riduzione del parco di molecole disponibili, gli eventi climatici estremi, i costi in crescita, la frammentazione aziendale.

Ma sono emerse anche direzioni chiare:

  • la genetica (leggi resistenze) come principale leva di gestione,
  • la ricerca di nuovi approcci difensivi (oli essenziali, induzione di resistenza, ferroptosi e cuproptosi),
  • la valorizzazione dei marchi Igp,
  • la diversificazione verso il biologico certificato,
  • l'innovazione nella forma prodotto a partire dal seme.

E, soprattutto, la domanda che Lodi ha lasciato in sala come compito a casa per tutta la filiera: come si dà più valore a un prodotto che tutti già comprano? La risposta, probabilmente, passa da conoscenza, collaborazione e dalla capacità di comunicare al consumatore ciò che rende unica la carota italiana.

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Carota, una filiera forte che cerca più valore - Ultima modifica: 2026-05-27T14:43:47+02:00 da Alessandro Piscopiello

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