Il pomodorino siciliano finisce sotto i riflettori per un caso di sicurezza alimentare che coinvolge diversi territori italiani. Al centro delle verifiche ci sono alcuni focolai di salmonellosi registrati nelle ultime settimane e un lotto di pomodorini ciliegino prodotto a Gela, nel Nisseno, richiamato dal Ministero della Salute dopo il riscontro di Salmonella spp.
La vicenda dai contorni ancora poco chiari ha imposto controlli serrati sulla filiera, ma anche un richiamo alla cautela. Un singolo caso non può infatti trasformarsi in un'accusa generalizzata all'intera produzione di un importante comprensorio agricolo, nel quale operano circa 3.500 produttori.
I focolai e il filo che porta al pomodoro
L'allerta è maturata dopo diversi focolai di salmonellosi segnalati in Puglia, Lombardia, Lazio e Friuli-Venezia Giulia. Le indagini epidemiologiche hanno evidenziato un'associazione tra i casi e il consumo di pomodori freschi, in particolare pomodorini ciliegino consumati crudi.
In Puglia, dove sono stati registrati numerosi casi, le autorità sanitarie hanno disposto in via precauzionale la sospensione temporanea della somministrazione di pomodoro fresco crudo nelle mense scolastiche, ospedaliere, socio-assistenziali e nelle case di cura.
Tra i ceppi individuati c'è Salmonella Strathcona ST2559, insieme a casi attribuiti a Salmonella Typhimurium monofasica ST34. È proprio l'indagine sulla possibile origine alimentare dei contagi ad avere portato l'attenzione anche sulle produzioni orticole siciliane.
Il richiamo riguarda solo un lotto
Il 23 settembre il Ministero della Salute ha disposto il richiamo di un lotto di pomodoro ciliegino prodotto e commercializzato da un'azienda di Gela. Il prodotto, commercializzato in colli da circa 6,5 chilogrammi, è stato ritirato per la presenza di Salmonella spp.
Il provvedimento riguarda però solo ed esclusivamente quel lotto, non genericamente il pomodorino prodotto a Gela o in Sicilia. E, soprattutto, la presenza di Salmonella nel lotto richiamato non consente automaticamente di stabilire che quello stesso prodotto sia all'origine di tutti i focolai registrati nelle diverse regioni italiane.
Le indagini restano quindi fondamentali per ricostruire con precisione il percorso della contaminazione e verificare eventuali collegamenti tra i diversi episodi.
Acqua e controlli, la filiera sotto esame
Dopo l'allerta, a Gela si è tenuto un confronto tra Asp di Caltanissetta, Comune, produttori, commercianti e tecnici. L'obiettivo è rafforzare i controlli a monte della filiera, con particolare attenzione all'acqua utilizzata per l'irrigazione e al prodotto prima della commercializzazione.
Il protocollo allo studio prevede campionamenti dell'acqua e analisi sui pomodorini attraverso laboratori certificati, oltre alla segnalazione immediata di eventuali positività alle autorità sanitarie.
Nel solo territorio gelese la filiera coinvolge circa 3.500 produttori. Numeri importanti che spiegano perché la risposta debba essere puntuale e proporzionata, senza trasformare un'allerta circoscritta in uno stigma per un intero comparto.
«Il clamore dato alla vicenda si è tradotto in una pubblicità negativa che di certo non è producente per il nostro territorio», osservano amareggiati gli agricoltori gelesi.
Sicurezza microbiologica lungo tutta la filiera
La vicenda riporta al centro un tema cruciale per l'orticoltura: la sicurezza microbiologica non si garantisce soltanto al momento della vendita, ma lungo tutta la filiera.
Acqua irrigua, condizioni di coltivazione, raccolta, manipolazione, confezionamento, trasporto e conservazione sono altrettanti punti nei quali i controlli devono essere efficaci.
Il Ministero della Salute, del resto, aveva già documentato negli anni recenti indagini su focolai di Salmonella Strathcona associati epidemiologicamente al consumo di pomodorini. Le verifiche successive non avevano però consentito di ricondurre automaticamente quei precedenti agli operatori oggi coinvolti.
Tracciabilità e monitoraggio per circoscrivere il rischio
A Gela e dintorni, dunque, la parola d'ordine è ora tracciabilità associata a uno stringente monitoraggio. L'obiettivo è individuare l'eventuale origine della contaminazione e circoscriverla, impedendo al contempo che altre partite nelle quali sia presente l'agente patogeno possano raggiungere il consumatore.
Altrettanto importante è però evitare generalizzazioni che potrebbero danneggiare migliaia di aziende agricole senza una base scientifica. Le contaminazioni, infatti, possono verificarsi anche dopo la consegna del prodotto a destinazione o durante le successive fasi di manipolazione e preparazione degli alimenti.
La gestione dell'emergenza passa quindi dalla capacità di individuare con precisione l'eventuale fonte, seguire le partite lungo la filiera e intervenire in modo mirato. È questo il percorso necessario per tutelare sia la sicurezza del consumatore sia la reputazione di un comparto produttivo che non può essere incriminato sulla base di un singolo lotto.
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