Salon du Végétal, il verde cerca nuove funzioni e nuovi mercati

L’edizione 2026 di Angers ha messo al centro il ruolo funzionale delle piante nelle città, la scelta di specie adatte agli ambienti difficili e l’evoluzione dei consumi. Oltre 60 tra conferenze, tavole rotonde e forum hanno affiancato quasi 300 espositori e 8mila visitatori professionali

Una manifestazione ricca di contenuti quella del Salon du Végétal 2026, andata in scena dal 15 al 17 settembre ad Angers. Il Parc des expositions ha accolto 8mila visitatori professionali, il 7% in più rispetto al 2024 (la fiera si tiene ogni due anni) e quasi 300 espositori. Il tutto in un contesto di trasformazioni climatiche e sociali che stanno modificando la domanda nel settore.

Il filo conduttore è stato il passaggio dal verde ornamentale al verde funzionale. Non significa mettere in secondo piano la qualità estetica delle piante, ma aggiungere nuovi criteri di scelta: adattamento al caldo, capacità di vivere in suoli difficili, gestione dell’acqua, biodiversità, ombreggiamento e compatibilità con spazi urbani sempre più limitati. È un cambiamento che interessa direttamente i vivaisti, perché modifica le caratteristiche richieste al materiale vegetale e avvicina produzione, progettazione e gestione.

Piantare in ambienti "non facili"

Uno dei nuclei principali della manifestazione è stato infatti il verde negli ambienti urbani e vincolati. Nelle città pavimentazioni, sottoservizi, ridotta disponibilità di terreno e alte temperature restringono lo spazio disponibile per le radici e aumentano lo stress delle piante. Il Salon ha affrontato questi problemi attraverso il Cœur Végétal, uno spazio dimostrativo progettato da Anna Lena Hahn e dal Collectif Vent d’Ouest insieme a studenti e tecnici del territorio.

L'obiettivo non era presentare un giardino dimostrativo fine a sé stesso, ma verificare soluzioni applicabili a situazioni reali: palette vegetali resilienti, progettazione dei suoli utilizzando materiali disponibili localmente, ombreggiamento e raffrescamento senza ricorrere a tecnologie energivore. Le installazioni sperimentate in fiera sono inoltre destinate a essere riprodotte in siti della città di Angers.

A questo lavoro è stato affiancato un manuale per la piantagione negli ambienti difficili, costruito incrociando competenze vivaistiche, paesaggistiche e urbanistiche. Tra i temi affrontati: valutazione del sito, scelta dei substrati, selezione delle specie e gestione successiva dell'impianto. È un'impostazione significativa anche dal punto di vista produttivo: la domanda non riguarda più soltanto “quale specie”, ma quale pianta può funzionare in un determinato sistema suolo-acqua-microclima.

Alberi urbani: meno quantità, più qualità d'impianto

Lo stesso approccio ha caratterizzato il Tree Hub, dedicato all'arboricoltura. Dagli incontri è emersa soprattutto la necessità di considerare l'albero come organismo vivente già nella fase di progettazione delle opere urbane.

Olivier Konneradt, responsabile del patrimonio arboreo della città di Versailles, ha richiamato l'attenzione sulla qualità e sul volume del terreno disponibile, sulle dimensioni della buca d'impianto, sulla pressione crescente dei patogeni e sulla necessità di rispettare i tempi biologici delle piante. Tra le pratiche adottate a Versailles rientra anche l'impiego di tensiometri sui giovani alberi, accompagnato da due anni di monitoraggio agronomico, per calibrare con maggiore precisione l'irrigazione.

Il principio emerso è quello dell "albero giusto nel posto giusto”. Nei progetti urbani, quindi, la scelta varietale dovrebbe essere effettuata considerando sviluppo futuro, condizioni pedologiche, disponibilità idrica e vincoli dello spazio, anziché affidarsi prevalentemente all'effetto estetico iniziale. È una prospettiva che attribuisce al vivaista un ruolo più vicino a quello di fornitore di soluzioni tecniche che di semplice produttore di piante.

Il consumatore compra meno ma è più selettivo

L'altro grande capitolo della fiera è stato il mercato. In Francia circa sette famiglie su dieci acquistano piante, ma il settore sta attraversando una fase di contrazione dei volumi. Nei primi nove mesi del 2025 le quantità acquistate erano diminuite del 3% e il valore dell'8%. Secondo l'interpretazione proposta dalla manifestazione, però, non si tratta semplicemente di un allontanamento dal verde: il consumatore starebbe diventando più selettivo, prestando maggiore attenzione all'origine e alla funzione dell'acquisto.

Il punto, per la produzione, è capire che cosa mettere sul mercato e attraverso quali canali. Tra i temi affrontati figuravano e-commerce, vendita diretta e diversificazione. Nel dossier della manifestazione emerge anche un segnale interessante: nel 2025 i produttori sono risultati uno dei pochi canali francesi nei quali gli acquisti di piante sono aumentati sia in volume sia in valore.

Da qui anche l'interesse per modelli commerciali nei quali alla pianta si affiancano servizi, consulenza e assistenza post-vendita. Il cliente non cerca necessariamente solo un esemplare vegetale, ma una soluzione per un balcone, un giardino rigoglioso o uno spazio che richieda poca manutenzione. Per i produttori questo può tradursi in una maggiore attenzione alla segmentazione dell'offerta, alle informazioni tecniche che accompagnano la pianta e alla capacità di comunicarne utilizzi e prestazioni.

Innovazione: adattamento prima della novità

Anche il concorso Innovert ha riflesso questo orientamento. Le innovazioni presentate sono state valutate non soltanto per il grado di novità, ma anche per impatto ambientale, interesse di mercato e fattibilità tecnica. Le tendenze individuate dalla manifestazione riguardano soprattutto soluzioni sostenibili per gli operatori, piante capaci di rispondere a stress climatici, pressione delle malattie e scarsità di spazio, insieme a prodotti più semplici da utilizzare per il consumatore. Le sezioni erano dedicate a innovazione, start-up, mercato, paesaggio e competenze professionali.

Anche la presenza delle start-up è indicativa: micorrize, vermicompost, accessori compostabili, software gestionali, applicazioni per accompagnare il consumatore nella cura delle piante e nuovi sistemi per la realizzazione delle aiuole mostrano una filiera nella quale innovazione varietale, digitale e organizzativa tendono sempre più a sovrapporsi.

Nel complesso, il messaggio arrivato da Angers è che il florovivaismo sta allargando il proprio perimetro. Produrre una bella pianta rimane ovviamete la base, ma non basta più a definire il valore del prodotto. Bisogna sapere dove quella pianta verrà utilizzata, a quali condizioni dovrà adattarsi.

La prossima edizione è annunciata per settembre 2028 ad Angers.

Salon du Végétal, il verde cerca nuove funzioni e nuovi mercati - Ultima modifica: 2026-09-30T11:08:57+02:00 da Alessandro Piscopiello

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