
I biostimolanti rappresentano oggi mezzi tecnici ampiamente utilizzati e ormai integrati nelle moderne strategie di gestione agronomica delle colture. L’agricoltura europea sta attraversando un’evoluzione significativa per raggiungere entro il 2030 gli obiettivi fissati dal Green deal europeo. In questo contesto, l’impiego mirato dei biostimolanti può sostenere gli agricoltori nel ridurre del 20% l’uso di fertilizzanti chimici e nel diminuire del 50% le perdite di nutrienti dal suolo, contribuendo così al miglioramento della sostenibilità dei sistemi colturali.
Non fertilizzanti ma attivatori metabolici
Pur essendo inclusi nel Regolamento Ue n. 1009/2019 all’interno della categoria dei fertilizzanti, i biostimolanti non possono essere classificati come tali in senso stretto. Essi, infatti, esercitano la loro azione non attraverso un apporto diretto di nutrienti, bensì attraverso l’attivazione e il potenziamento di specifiche vie metaboliche nelle piante, migliorandone l’efficienza fisiologica e la resilienza agli stress abiotici.
Benefici agronomici nelle colture orticole
L’efficacia dei biostimolanti è stata dimostrata in numerose colture orticole, dove il loro impiego ha contribuito a migliorare la qualità dei prodotti e a ridurre le perdite anche in condizioni ambientali subottimali. In molte colture, come il pomodoro, l’utilizzo di biostimolanti ha permesso di diminuire l’incidenza del marciume apicale, mitigare gli effetti dello stress idrico e delle alte temperature, e incrementare la concentrazione di composti antiossidanti quali licopene e β-carotene. Nel pomodoro da industria, alcuni biostimolanti sono in grado di aumentare l’attività fotosintetica e di elevare il grado zuccherino, parametro di particolare interesse anche per la determinazione del prezzo finale del prodotto.
La scelta mirata dei biostimolanti rappresenta quindi un valido supporto per migliorare la sostenibilità economica e ambientale dei sistemi colturali, contribuendo a incrementare la resa e la qualità in modo più efficiente e resiliente.
Normativa europea e garanzie di efficacia
L’entrata in vigore del regolamento europeo ha avuto un effetto positivo e trainante sul settore, spingendo le aziende produttrici ad aumentare gli investimenti in ricerca, innovazione e sperimentazione agronomica. Il processo di certificazione previsto dalla normativa richiede infatti dati sperimentali solidi, riproducibili e ottenuti attraverso protocolli rigorosi, condizione necessaria per la registrazione dei prodotti e per la loro libera circolazione all’interno di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea. I biostimolanti registrati secondo questo regolamento offrono dunque agli agricoltori una garanzia intrinseca di efficacia, sicurezza e qualità.
Il rischio delle registrazioni “semplificate”
Tuttavia, i costi elevati legati alla registrazione europea dei biostimolanti hanno portato alcune aziende a orientarsi verso procedure nazionali meno onerose disponibili in alcuni Stati membri. Sebbene questa strategia consenta una più rapida e meno costosa immissione dei prodotti sul mercato, essa comporta un rischio concreto: la possibilità che alcuni biostimolanti vengano registrati con dati sperimentali meno robusti rispetto a quelli richiesti dalla normativa europea.
Impatto sulla fiducia e sul mercato
Ciò potrebbe determinare l’introduzione sul mercato di prodotti caratterizzati da una sperimentazione agronomica limitata, riducendo la fiducia degli agricoltori e compromettendo la credibilità complessiva del settore.
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