
Le produzioni orticole e florovivaistiche si collocano in un settore agricolo altamente dinamico, in continua evoluzione per soddisfare le mutevoli esigenze del mercato e particolarmente recettivo riguardo agli sviluppi tecnologici per la gestione operativa degli impianti di coltivazione.
Sebbene la resa delle colture rimanga l’obiettivo principale dell’agricoltore, la qualità e sostenibilità dei prodotti stanno assumendo sempre più rilievo. In questo contesto, la tecnica agronomica della fertirrigazione assume un ruolo dalle molteplici sfumature.
L’evoluzione della fertirrigazione tra resa e qualità
Fin dal suo sviluppo negli anni ‘80, la fertirrigazione ha segnato una nuova era nell’apporto di fertilizzanti e acqua alle colture, continuando a evolversi grazie all’elevato potenziale che essa può esprimere nel migliorare la resa e la qualità dei prodotti ortofloricoli e l’elevata efficienza di uso degli input. Oggigiorno, alcuni degli obiettivi di base per l’adozione di questa tecnica agronomica, ovvero la nutrizione e irrigazione di precisione della pianta, sono integrati da altri che meritano attenzione per lo sviluppo futuro della fertirrigazione e del settore agricolo in generale.
Per esempio, alimenti biofortificati possono essere ottenuti efficacemente tramite l’ausilio di questa tecnica. Ancora, l’uso di fertilizzanti organici per soddisfare la domanda di produzione biologica, così come il crescente impiego di prodotti biostimolanti solubili aprono nuove prospettive all’agricoltura moderna di cui si dovrà sempre più tenere conto nella gestione fertirrigua delle colture.
Le criticità nei sistemi a ciclo chiuso
D’altra parte, permangono alcune problematiche che rimettono la buona riuscita di tale tecnica agronomica alle capacità di tecnici e agricoltori, sempre più affiancati da tecnologie per il monitoraggio della coltura che divengono via via maggiormente disponibili, sia in termini di semplicità d’uso e robustezza di impiego, sia in termini di investimenti sempre più accessibili.
Per esempio, il rischio di diffusione di agenti patogeni è un problema persistente nei sistemi di coltivazione a ciclo chiuso, ma alcune tecnologie emergenti, come il plasma freddo, e altri trattamenti delle acque di pre-irrigazione e/o drenaggio più consolidati, come la sterilizzazione con raggi ultravioletti, sono di grande aiuto e sempre più accessibili ed efficaci nei risultati.
Qualità dell’acqua e sostenibilità della soluzione nutritiva
Nel caso delle colture fuori suolo, il ricircolo della soluzione nutritiva rimane un limite in alcune aree coltivate a causa della salinità dell’acqua. Un’acqua di scarsa qualità, ricca in elementi non essenziali alla vita della pianta, può infatti limitare l’efficacia della fertirrigazione sia nelle colture fuori suolo sia in quelle in suolo, a causa della necessità di lisciviazione, minando così la sostenibilità economica e ambientale di questa tecnica agronomica.
Monitoraggio radicale e tecnologie digitali
Per affrontare queste problematiche, l’adozione di strumenti per il monitoraggio della zona radicale assume sempre maggiore importanza. Strumenti come i lisimetri a suzione e i sensori dielettrici capacitativi per il monitoraggio dello stato nutrizionale e idrico della coltura possono fare la differenza tra la buona e la cattiva riuscita di un piano fertirriguo.
Altre tecnologie digitali si affacciano su questo settore, sebbene le difficoltà di utilizzo e i costi di investimento non giustifichino ancora in molti casi l’implementazione operativa di tali supporti.







