Le colture protette costituiscono uno dei comparti più dinamici dell’agricoltura contemporanea. Uno studio pubblicato nel 2024, basato sull’analisi di immagini satellitari, ha stimato per il 2019 una superficie complessiva di circa 1,3 milioni di ettari di infrastrutture serricole, distribuiti in oltre cento Paesi: un’estensione sensibilmente superiore alle stime precedenti. La Cina concentra circa il 60% della superficie censita; tra gli altri principali Paesi figurano Spagna, Italia, Messico, Turchia e Marocco. In questo scenario, l’Italia mantiene una posizione di rilievo grazie a una consolidata tradizione tecnica, produttiva e imprenditoriale, oggi chiamata a confrontarsi con profonde trasformazioni del settore.

Dalla protezione climatica al controllo dell’ambiente di coltivazione
L’evoluzione tecnologica delle serre ha favorito il passaggio da strutture destinate principalmente ad anticipare o prolungare i cicli colturali a sistemi produttivi sempre più specializzati. Nei sistemi più avanzati, la serra non svolge soltanto una funzione di protezione dalle condizioni climatiche avverse, ma costituisce un ambiente nel quale fattori quali radiazione solare, temperatura, umidità, irrigazione, nutrizione minerale e difesa fitosanitaria possono essere monitorati e regolati in modo integrato. Questo maggiore controllo può incrementare la produttività, assicurare una maggiore continuità delle forniture e migliorare l’uniformità qualitativa delle produzioni. Richiede, tuttavia, investimenti consistenti, competenze specialistiche e un’attenta gestione del rischio.
Ricerca e tecnologie per una gestione più precisa
I progressi della ricerca hanno permesso di comprendere meglio i processi fisiologici e agronomici che determinano la produttività delle colture, favorendo l’adozione di strategie gestionali più accurate. Tecnologie e pratiche quali la fertirrigazione, le colture fuori suolo, l’innesto erbaceo, l’impiego di biostimolanti, l’illuminazione a Led e, più recentemente, i sistemi di supporto alle decisioni basati sull’intelligenza artificiale hanno ampliato considerevolmente le possibilità operative.
La loro efficacia dipende, tuttavia, dall’adattamento alle condizioni climatiche e alle specie coltivate, oltre che dalla coerenza con l’organizzazione aziendale, le caratteristiche del mercato e la sostenibilità economica degli investimenti.
La sostenibilità al centro dei nuovi sistemi serricoli
L’espansione della serricoltura comporta anche importanti responsabilità ambientali e sociali. Il consumo di acqua ed energia, l’impiego di fertilizzanti e prodotti fitosanitari, la gestione dei rifiuti (in particolare la plastica), i rischi di salinizzazione e contaminazione dei suoli e delle acque, nonché gli effetti sul paesaggio e sulle condizioni di lavoro, impongono una revisione dei modelli produttivi tradizionali.
La sostenibilità dei sistemi serricoli non può quindi essere valutata soltanto in base alle rese, ma deve comprendere anche l’efficienza nell’uso delle risorse, le emissioni e gli altri impatti ambientali, la circolarità dei materiali, la qualità e la sicurezza del lavoro e la redditività aziendale.
Serre più efficienti e figure professionali specializzate
Le prospettive delle colture protette dipenderanno dalla capacità di integrare conoscenze scientifiche, innovazione tecnologica e sostenibilità economica. Saranno necessarie serre più efficienti e resilienti, insieme a figure professionali capaci di selezionare e adattare le innovazioni ai diversi contesti territoriali e produttivi.
Gli articoli della sezione «In serra» del numero 7 della Rivista di Orticoltura e Floricoltura dedicati a questa tematica intendono contribuire alla riflessione sulle trasformazioni in atto nel settore.
Alberto Pardossi è professore ordinario di Orticoltura e Floricoltura presso l'Università di Pisa








