Crescita delle esportazioni, ricerca Cnr-Coldiretti sulle piante nelle classi, accordo strategico con l’Aicg e riconoscimento dell’Iva agevolata per i fiori eduli. Su questi cardini si è imperniato il IV Congresso nazionale del fiore di Coldiretti, che ha animato per due giorni il Parco della Musica Giacomo Puccini di Torre del Lago-Viareggio, confermando il ruolo strategico del florovivaismo per l’agricoltura e il made in Italy.
Oltre mille persone fra relatori, ospiti e aziende partecipanti hanno animato due giorni di confronto, ricerca e valorizzazione sul florovivaismo, uno dei comparti di punta dell’agricoltura italiana. Infatti nel 2025 ha raggiunto un valore di produzione di oltre 3,5 miliardi di euro, di cui circa 1,9 miliardi riconducibili al vivaismo e 1,6 miliardi alla floricoltura e ha esportato per quasi 1,3 miliardi di euro. Il comparto conta circa 19mila imprese, attive su una superficie complessiva di 30mila ettari. La Toscana si conferma la principale regione produttiva, con quasi un terzo del valore nazionale, davanti a Liguria e Sicilia.
Il congresso, una grande vetrina del florovivaismo italiano
L’appuntamento viareggino ha riunito imprese, istituzioni, ricerca ed esperti per delineare le prospettive di crescita del comparto, tra internazionalizzazione, innovazione, sostenibilità e nuove opportunità di mercato.
A raccontare concretamente la ricchezza e la capacità produttiva del comparto anche gli allestimenti che hanno trasformato gli spazi del congresso in una grande vetrina del florovivaismo italiano: circa 7mila steli di fiori recisi, quasi 15mila vasi di piante fiorite, aromatiche e da orto e una cinquantina di esemplari di grandi dimensioni, tra cui melograni, strelitzie e bonsai giganti di ficus. Un risultato reso possibile dal lavoro di circa 40 aziende, con piante e fiori frutto di nove mesi di produzione. Al termine della manifestazione, le composizioni e le piante sono state donate a ospedali, centri antiviolenza e parrocchie del territorio, trasformando il congresso anche in un’occasione concreta di solidarietà verso la comunità locale.
Per export nuovi mercati e competitività
Il primo messaggio emerso dai lavori riguarda la capacità del florovivaismo italiano di affermarsi sui mercati internazionali. Nel 2025 l’export di piante e fiori ha raggiunto il record storico, sfiorando 1,3 miliardi di euro. Un risultato che conferma la qualità e l’attrattività delle produzioni italiane, ma che richiede ora nuove politiche di sostegno all’internazionalizzazione per consolidare i risultati e aprire ulteriori sbocchi commerciali. Le guerre e le tensioni geopolitiche hanno infatti evidenziato la vulnerabilità delle rotte commerciali, con ripercussioni sui costi di fertilizzanti, gasolio e materie plastiche e rallentamenti nei trasporti marittimi che penalizzano in particolare un comparto caratterizzato da prodotti altamente deperibili. Le esportazioni verso i mercati asiatici e mediorientali hanno registrato flessioni in valore del 21% ad aprile e del 36% a maggio.
Nonostante le difficoltà il comparto ha dimostrato resilienza, chiudendo il primo semestre dell’anno con una sostanziale tenuta delle esportazioni. Dal congresso è arrivata la richiesta di rafforzare la competitività delle imprese attraverso investimenti in ricerca, tecnologie e formazione, accordi commerciali, procedure più semplici e attività di promozione sui mercati esteri. Fondamentali anche l’abbattimento delle barriere fitosanitarie, un accesso più agevole alle fiere internazionali e una maggiore attenzione alle specificità del florovivaismo nelle politiche europee.
Tra le priorità indicate da Coldiretti figurano inoltre il superamento dell’applicazione impropria della Tari sulle superfici produttive che non generano rifiuti urbani e strumenti efficaci per affrontare il rischio climatico, dalle gelate alla siccità fino agli eventi meteorologici estremi. Strategici anche la digitalizzazione, per ottimizzare l’utilizzo di acqua ed energia, e lo sviluppo delle Tea, le nuove tecniche genomiche che possono contribuire a rendere le colture più resistenti agli effetti dei cambiamenti climatici.
La ricerca Cnr-Coldiretti sulle piante nelle classi
Portare stabilmente il verde nelle scuole significa investire nella salute, nel benessere e nelle capacità cognitive delle nuove generazioni. È quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Censis presentata in occasione del Congresso: l’86% dei dirigenti scolastici italiani vorrebbe l’inserimento sistematico delle piante nelle aule, riconoscendone anche il valore educativo, per avvicinare gli studenti ai temi dell’agricoltura, della sostenibilità e della tutela ambientale.
A rafforzare questa prospettiva è lo studio realizzato da Coldiretti e Cnr in diverse scuole italiane, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Atmosphere. Le rilevazioni, condotte attraverso centraline installate nelle classi e confrontate con ambienti privi di piante, hanno evidenziato un assorbimento dell’anidride carbonica fino al 20% nelle prime ore della giornata, con valori che raggiungono il 75% all’aumentare della concentrazione di CO2. Lo studio ha inoltre rilevato un miglioramento del 30% delle capacità cognitive e una riduzione del 15% delle polveri sottili, insieme alla capacità di assorbire diversi inquinanti presenti negli ambienti chiusi, tra cui formaldeide, xilene e toluene.
Al progetto hanno partecipato numerosi istituti scolastici italiani e cinque classi sono state premiate durante il Congresso: l’Istituto agrario Itagr di Firenze, l’Istituto professionale per i servizi enogastronomici e alberghieri “Aurelio Saffi” di Firenze, la Scuola secondaria di I grado “Leonardo da Vinci - Orazio Nucula” di Terni, la Scuola primaria “Dante Alighieri” di Mirandola, in provincia di Modena, e il Liceo statale “Piero Gobetti” di Genova.
Siglato l’accordo con Aicg
Un altro risultato importante della due giorni è la firma del protocollo d’intesa tra Consulta nazionale florovivaismo Coldiretti, Filiera agricola italiana spa e Aicg, l’Associazione italiana centri di giardinaggio. L’accordo punta a costruire un’alleanza diretta e strutturata tra la produzione agricola e la principale rete distributiva e d’acquisto dei centri di giardinaggio italiani.
L’intesa rappresenta un passaggio strategico per rafforzare i rapporti fra chi produce e chi porta piante e fiori sul mercato, valorizzando le produzioni nazionali e creando nuove opportunità commerciali. Una collaborazione che punta a rendere più efficiente il collegamento fra imprese agricole e distribuzione, consolidando il ruolo delle aziende italiane e promuovendo una filiera più integrata, riconoscibile e competitiva.
Risultato storico per i fiori eduli: riconosciuta l’Iva al 4%
Il congresso ha acceso i riflettori anche sulle opportunità offerte dalla diversificazione produttiva, con un risultato di particolare rilievo per il comparto dei fiori eduli.
Grazie al lavoro dell’area fiscale di Coldiretti nel confronto tecnico con l’Agenzia delle Entrate, è stata riconosciuta l’applicazione dell’Iva al 4% alle cessioni di begonia (Begonia x semperflorens) e nasturzio (Tropaeolum) destinati al consumo umano. Il chiarimento rappresenta un passaggio importante per un comparto che attendeva da tempo il riconoscimento della destinazione alimentare anche sul piano fiscale. Il valore del risultato va oltre le due specie interessate: viene infatti riconosciuto il principio della tassazione agevolata per questi fiori in quanto alimenti, ponendo le basi per rendere più rapido il percorso di riconoscimento anche per altre specie eduli. L’agevolazione resta subordinata alla destinazione alimentare effettiva del prodotto: i fiori devono essere coltivati e trattati per il consumo umano, commercializzati attraverso il circuito alimentare e confezionati ed etichettati come alimenti, non come prodotti ornamentali. Un passaggio che può sostenere le aziende agricole impegnate a diversificare la produzione e a intercettare nuove opportunità di mercato.









