Il 19 e 20 febbraio 2026 Piacenza Expo ha ospitato Tomato World, l'appuntamento per gli operatori della filiera del pomodoro da industria. Il tema al centro di questa edizione è stato il cambiamento climatico e soprattutto gli strumenti operativi e gestionali per affrontarli in campo.
«La resilienza non si costruisce da soli»
Durante i lavori del convegno di apertura, dal titolo "Le sfide del cambiamento climatico: quali strumenti per il pomodoro da industria" il presidente dell'OI Giuseppe Romanini ha ricordato le coordinate per orientarsi tra le sfide attuali e future: «Il pomodoro da industria non è solo una produzione agricola, ma un sistema organizzato di produzione primaria e trasformazione industriale fortemente connesso ai territori che chiede stabilità normativa, investimenti in infrastrutture idriche, sostegno all'innovazione, mezzi per la difesa fitosanitaria, strumenti assicurativi e mutualistici più efficaci, e una reale valorizzazione delle organizzazioni di filiera. Il cambiamento climatico non è una variabile che possiamo subire; è una condizione con cui dobbiamo imparare a convivere, rafforzando la resilienza del sistema. Ma la resilienza non si costruisce da soli: richiede alleanza tra imprese, ricerca e istituzioni».
Romanini ha anche tracciato il quadro competitivo globale: il distretto del Nord Italia è il maggior esportatore mondiale di pomodoro da industria in valore, ma per mantenere questa posizione non basta più evocare l'"italianità". Serve che questo valore sia sostenuto da qualità e specificità reali e misurabili, ottenibili solo attraverso un forte investimento in ricerca e sperimentazione. Il distretto opera già con il 95% di produzione integrata e il 5% in biologico, ma il margine per fare meglio, soprattutto sul fronte dell'adattamento climatico, è ancora ampio.
I numeri del clima che cambia
Maria Chiara Cavallo, segretario dell'OI, ha presentato l'analisi sull'andamento meteo-climatico degli ultimi anni nel Nord Italia. Il cambiamento climatico si manifesta con l'alternanza tra anni siccitosi e anni con eccesso di piovosità, eventi estremi sempre più frequenti e un aumento generale delle temperature medie. Fenomeni che incidono direttamente sulla filiera, generando difficoltà nella programmazione, nella pianificazione dei trapianti e nella gestione della raccolta, con effetti evidenti sulla qualità e sulle rese.
Le proiezioni climatiche di Arpae per il periodo 2021-2050 segnano una traiettoria che pare inesorabile: calo netto delle precipitazioni annue, aumento della temperatura media, massima e minima di circa 2,5 °C, allungamento del periodo massimo senza precipitazioni da 21 a 30 giorni, crescita della durata delle ondate di calore da 2 a 7 giorni e delle notti tropicali da 11 a 29 all'anno. Rischi concreti per una coltura estiva, sensibile allo stress termico in fioritura e alle irregolarità idriche nelle fasi critiche.
In un quadro come questo, si può essere confusi sulle misure da prendere. Per questo, Gabriele Canali, consulente scientifico dell'OI e professore all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, ha individuato delle priorità:
- ottimizzazione nell'uso dell'acqua, delle risorse energetiche e dei mezzi di produzione;
- mantenimento e potenziamento dell'Ocm ortofrutta;
- rafforzamento della cooperazione tra imprese, istituzioni e ricerca;
- approccio alla sostenibilità reale, senza greenwashing;
- investimento in tecnologie e conoscenze a livello sia di singola impresa sia di sistema.
Sul versante delle infrastrutture idrice, i presidenti dei Consorzi di Bonifica Parmense e di Piacenza hanno ricordato l'impegno degli ultimi anni per adeguare le infrastrutture del territorio attraverso i fondi del Pnrr, sottolineando però la necessità di nuove opere – tra cui la Diga di Vetto tra Parma e Reggio Emilia – e di risorse per la manutenzione, affinché i consorzi possano garantire l'acqua necessaria anche attraverso un maggior prelievo dai corpi idrici superficiali.

Sostanze attive, «quadro drammatico»
Nella seconda giornata si è tenuto il convegno "Il pomodoro tra innovazione e strategia", momento di confronto sulle criticità legate all’utilizzo degli agrofarmaci. E le prospettive non sono rassicuranti.«Negli ultimi cinque anni», ha spiegato Alessandro Piva, vicepresidente dell’OI Pomodoro da industria, «abbiamo perso 52 sostanze attive per il pomodoro. Siamo preoccupati: la situazione è diventata difficilmente governabile, direi quasi drammatica, in particolare sul fronte delle malerbe. Stiamo portando avanti sperimentazioni con l’intelligenza artificiale per ridurre le sostanze attive utilizzate, ma oggi non siamo ancora pronti per partire su larga scala». Piva ha ricordato inoltre che «negli ultimi quattro anni le sostanze attive utilizzate in agricoltura sono diminuite del 24%. I residui dei prodotti italiani sono ampiamente al di sotto di quelli dei prodotti importati. Il rischio è che domani ci ritroveremo con prodotto estero contenente residui di agrofarmaci molto superiori ai nostri e senza più prodotto italiano a scaffale».
Gestione del rischio: pomodoro da industria tra i più assicurati d'Italia
La copertura assicurativa del pomodoro da industria nel distretto settentrionale riguarda la quasi totalità delle aziende e delle superfici coltivate. Questi i dati presentati da Nicola Lasorsa di Ismea sull'adesione agli strumenti assicurativi.
Nel ranking nazionale dei comparti più tutelati, il pomodoro da industria occupa il terzo posto, dopo la vite da vino e il riso. Al Sud, invece, la copertura si attesta attorno al 50%. Vale la pena ricordare che gli strumenti di gestione del rischio in campo agricolo sono sostenuti per circa la metà da contributi pubblici.
Digitalizzazione e irrigazione di precisione
La sessione tecnica durante la prima giornata ha esplorato le tecnologie digitali per ottimizzare la gestione idrica. Due i contributi di rilievo.
Il sistema Irriframe del Cer
Salvatore Gentile del Canale Emiliano Romagnolo ha presentato l'evoluzione del Dss (Decision Support System) Irriframe, portale gratuito che fornisce consigli irrigui basandosi su un metodo indiretto, il bilancio idrico, che stima il fabbisogno della pianta analizzando dati di localizzazione, tessitura del suolo e parametri meteo.
La novità dell'edizione attuale sta nell'integrazione di metodi diretti tramite sensoristica avanzata. La sperimentazione utilizza il Crop-Talker: una suite che include uno spettrometro a 28 bande, un lidar 3D per il volume della chioma e, in prospettiva, un sensore termico per misurare lo stress idrico dalla temperatura fogliare.
Le prove su pomodoro hanno confrontato irrigazione tradizionale al 100% e al 70% con una tecnica innovativa a bassissima portata, la Ultra Low Drip Irrigation, che fraziona gli apporti nell'arco della giornata. I risultati preliminari della Uldi sono promettenti: resa paragonabile all'irrigazione al 100% tradizionale, con in più una riduzione dello scarto. Una nuova versione già allo studio prevede l'integrazione dell'intelligenza artificiale per l'analisi dei dati raccolti dalla sensoristica.
Il digital twin dell'Università di Parma
Luca Preite, dell'Università di Parma, ha illustrato il progetto Agritech, che mira a sviluppare un gemello digitale della coltura del pomodoro. La sperimentazione, condotta presso l'azienda sperimentale Stuard dal 2023 al 2025, ha progressivamente implementato un sistema di irrigazione autonomo.
L'infrastruttura si basa su un protocollo di comunicazione Lorawan per l'acquisizione dei dati da zone remote e su un modello fluidodinamico che funge da sensore virtuale dell'impianto irriguo. Tra gli algoritmi testati per la gestione idrica, è emersa la superiorità della logica fuzzy: un compromesso ideale tra la semplicità degli algoritmi a soglie e la complessità di quelli basati su Ai, che richiedono dataset enormi.
Nel 2024, l'irrigazione frazionata a controllo autonomo ha confermato un risparmio idrico del 20% e un aumento della produttività del 10%. Per il 2025, le stime preliminari indicano che un algoritmo fuzzy basato sulla temperatura fogliare potrebbe ridurre ulteriormente i consumi del 10%.
Agricoltura rigenerativa e mezzi tecnici innovativi
Il secondo blocco tematico ha affrontato le pratiche e gli input tecnici per un'agricoltura più resiliente e orientata alla salute del suolo.
Biostimolanti: efficaci, ma solo in condizioni limitanti
Luigi Lucini dell'Università Cattolica del Sacro Cuore ha presentato i risultati del progetto Action, focalizzato sull'efficienza d'uso dell'acqua e dell'azoto. Il dato più significativo: i biostimolanti non hanno mostrato effetti significativi quando la riduzione riguardava l'azoto (-30%), perché le condizioni di partenza non erano limitanti. Al contrario, in condizioni di stress idrico (-30% di acqua) i biostimolanti hanno mostrato effetti positivi — aumento della resa, aumento del peso medio della bacca, riduzione della quota di immaturo — con un'efficacia strettamente dipendente dalla varietà e dall'intensità dello stress. La conclusione operativa è chiara: i biostimolanti offrono un vantaggio tangibile solo quando la pianta si trova in condizioni limitanti. Le prove hanno coinvolto 11 aziende agricole, con due regimi irrigui (100% e 70%) e diverse varietà, con e senza applicazione del biostimolante.
Tè di compost utile in bio
Massimo Zaccardelli del Crea ha illustrato le potenzialità del tè di compost, un preparato liquido ricco di microrganismi e sostanze biostimolanti ottenuto da compost prodotto in azienda. Studi precedenti ne avevano già dimostrato l'efficacia nell'aumentare la produzione (fino a +41% su ravanello) e nel biocontrollo di patogeni come Alternaria e Botrytis.
La sperimentazione del 2025 su pomodoro da industria, condotta con un numero ridotto di trattamenti, non ha prodotto risultati produttivi entusiasmanti ma ha mostrato una tendenza verso un maggior accumulo di gradi Brix e una migliore colorazione della bacca. In futuro si punterà ad aumentare la frequenza dei trattamenti, con l'obiettivo principale di ridurre l'uso di fungicidi e rame, un'opportunità soprattutto per il biologico.
Pgpr, biochar e sottoprodotti: il progetto Clima vip
Un approccio integrato che esplora l'uso sinergico di microrganismi promotori della crescita (Pgpr), biochar e sottoprodotti agricoli come le bucce di mela. Lo ha presentato Enrico Francia dell'Università di Modena e Reggio Emilia. Un ceppo batterico autoctono ha mostrato, sia in serra che in campo, effetti positivi su biomassa, efficienza d'uso dell'acqua e resa. Il biochar viene studiato non solo per il sequestro di carbonio ma anche come carrier per i microrganismi, amplificandone l'efficacia. L'approccio del progetto è sistemico: l'obiettivo è comprendere la complessa interazione tra genotipo, ambiente e gestione agronomica.
Agricoltura rigenerativa e pomodoro da industria
Marco Dreni del Cio ha illustrato i risultati del progetto POMO.DO.RI. (Il POMOdoro di DOmani verso un'agricoltura Rigenerativa), guidato dal Consorzio Interregionale Ortofrutticoli su 12 aziende agricole in un areale che va dalla provincia di Cuneo a quella di Ferrara. Il progetto, progettato nel 2023 e avviato nel 2024, ha un orizzonte quadriennale. Vi partecipano le OP Ainpo, Casalasco e Poa, e il Dipartimento Di.Pro.Ve.S. dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, con il coordinamento scientifico del professor Vincenzo Tabaglio.
Il punto di partenza è la constatazione di una bassa sostanza organica nei suoli padani, impoveriti da anni di coltivazioni intensive. Le pratiche in sperimentazione includono:
- uso di digestato su lavorazione a bande,
- interramento delle paglie con cover crop invernali (che ha aumentato notevolmente la presenza di lombrichi),
- impiego di compost di alta qualità. Quest'ultima pratica ha permesso di ottenere produzioni superiori riducendo del 50% i fertilizzanti chimici.
Dopo due anni, le prime evidenze confermano segnali di miglioramento della struttura e della fertilità dei suoli, riduzione dei volumi irrigui senza penalizzazioni delle rese, contenimento progressivo degli input chimici di sintesi.
Come ha dichiarato Dreni: «L'obiettivo finale del nostro progetto sperimentale non è quello di trovare la miglior soluzione, ma quello di creare un pool di buone pratiche che possano ridare vitalità ai nostri terreni e che quindi, se correttamente applicate, possano incrementare la sostenibilità della coltura del pomodoro da industria». Il professor Tabaglio ha aggiunto: «Rigenerare la pomodoricoltura italiana significa affrontare le complessità delle sfide produttive considerando insieme suolo, clima, tecnica colturale e agroindustria secondo un approccio agroecologico: un obiettivo che può essere perseguito solo attraverso una ricerca sperimentale ampia, condivisa e di lungo periodo».
Genetica, selezione varietale e Ntg
Un terzo blocco ha affrontato il ruolo del miglioramento genetico e delle nuove tecnologie genomiche nello sviluppo di varietà più adatte alle sfide climatiche.
Confronti varietali pluriennali
Monitorare anche le varietà consolidate è importante perché le sfide climatiche stanno accelerando le fasi fenologiche, con un panorama varietale che si sposta verso cicli medi e varietà multiseason. Lo hanno sottolineato Cecilia Squeri (Sata) e Sandro Cornali (azienda sperimentale Stuard) che hanno presentato i risultati di confronti varietali condotti in collaborazione con le aziende sementiere.
Le prove del 2023 e 2024 con irrigazione ridotta al 70% non hanno mostrato differenze produttive significative rispetto allo standard, probabilmente a causa di annate piovose e di una tendenza aziendale a irrigare abbondantemente.
Pre-breeding per la resilienza
Max Beretta di Panora ha descritto un'attività di pre-breeding che utilizza popolazioni genetiche specifiche (RILs - Recombinant Inbred Lines) per identificare i determinanti genetici della tolleranza allo stress idrico e all'Alternaria. Le difficoltà climatiche del 2025, grandine e piogge intense, hanno impedito il manifestarsi dell'Alternaria, ma i dati hanno ugualmente permesso di osservare risposte genetiche differenziali agli stress ambientali e all'applicazione di biostimolanti. Alcune linee hanno mostrato maggiore stabilità produttiva in condizioni di irrigazione ridotta, o risposta positiva al biostimolante: risultati utili per orientare la selezione di varietà più resilienti.
Ngt in campo: la prima sperimentazione italiana sull'orobanche
Alessandro Nicolia del Crea ha illustrato la prima sperimentazione in campo in Italia di pomodoro da industria ottenuto tramite Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea, o Ngt - New Genomic Techniques). L'obiettivo è la resistenza all'Orobanche, pianta parassita obbligata per la quale non esistono al momento resistenze genetiche nelle varietà commerciali, anche se la ricerca sta lavorando attivamente per introdurle.
Le piante testate sono certificate come Ngt di tipo 1, prive di dna estraneo. La prova, nonostante le difficoltà burocratiche e un'annata complessa, è stata condotta presso l'azienda sperimentale Stuard, per fortuna (non ha subito atti vandalici a differenza di altre prove). Le piante sono state testate sia direttamente sia come portainnesto.
I risultati preliminari del 2025, pur in condizioni non ottimali (bassa pressione del parassita, produttività limitata da un trapianto tardivo), hanno parzialmente confermato i dati di laboratorio: le linee modificate hanno mostrato un'infezione ridotta, senza impatti negativi su produttività o grado Brix. I prossimi anni saranno cruciali per una valutazione completa in pieno campo, ha sottolineato Nicolia.
Carbon farming: nasce lo sportello Soil Master
Il progetto Soil Master (Srg09), illustrato da Ilaria Mazzoli, istituisce uno sportello informativo presso l'Azienda Stuard con l'obiettivo di supportare gli agricoltori nell'orientarsi nel complesso mondo dell'agroecologia, dell'agricoltura rigenerativa e in particolare del carbon farming e dei crediti di carbonio - un settore caratterizzato da informazioni frammentate, normative in evoluzione e forti incertezze di mercato. Il progetto intende agire come hub prototipale: offre consulenza diretta, organizza workshop con tecniche di facilitazione per favorire il dialogo tra ricerca e mondo agricolo, e promuove la formazione di "aziende faro" che possano condividere esperienze positive. Un primo laboratorio pratico guidato dall'Università di Parma permetterà agli agricoltori di osservare al microscopio la vita del suolo.
Sullo sfondo l'accordo quadro
Tomato World si è svolto in un momento particolarmente delicato per la filiera: è in corso la trattativa per il raggiungimento dell'accordo quadro che riguarda sia il prezzo sia le caratteristiche qualitative del pomodoro da industria. Il tema della competitività internazionale è stato richiamato più volte: la filiera chiede standard uguali per tutti i produttori, anche rispetto alle importazioni da Paesi con requisiti produttivi e ambientali meno stringenti.
Stefano Bonaccini, membro della Commissione agricoltura del Parlamento europeo e relatore sul bilancio Ue 2028-2034, ha rimarcato le tre direttrici operative che la filiera deve perseguire:
- sviluppo di infrastrutture idriche moderne e sistemi efficienti di gestione e riuso dell'acqua;
- strumenti assicurativi e fondi mutualistici più accessibili, flessibili e tempestivi;
- rafforzamento della pianificazione e della collaborazione tra tutti gli attori della filiera.
Insomma, la ricerca sta già fornendo soluzioni applicabili per un uso più razionale di acqua e fertilizzanti, un forte impulso dalla genetica e dalla digitalizzazione. L'impiego futuro dell'intelligenza artificiale è dato per certo. La sfida ora è portare questi risultati fuori dai campi sperimentali e renderli pratica corrente per l'intera filiera.









