Cicerchia, in Calabria la coltivano agricoltori “custodi”

Cicerchia primaticcia

In Calabria, per la precisione nella provincia di Cosenza, esistono piccoli agricoltori che lottano contro l'oblio per salvare un legume antico e resiliente, pilastro della tradizione culinaria povera calabrese.

In un’epoca dominata dall’agricoltura intensiva, la cicerchia, un legume dall'aspetto spigoloso e dal sapore intenso, rappresenta una silenziosa battaglia per la biodiversità e la tradizione. In Calabria, la coltivazione di questo legume non è solo una scelta agricola, ma un atto di resistenza culturale portato avanti da una manciata di piccoli produttori che ne conservano la memoria e il seme.

Un tempo fondamentale per la dieta contadina del sud Italia, la cicerchia (o "cicerca") è stata marginalizzata nel dopoguerra. Oggi, la sua rinascita è legata principalmente a micro-realtà locali concentrate in aree storiche, come il Cosentino (per esempio, Fagnano Castello e Civita) e la Locride (Reggio Calabria), dove le condizioni pedoclimatiche ne esaltano la rusticità e le proprietà nutritive.

Il valore della resistenza contadina

I produttori calabresi della cicerchia sono spesso aziende agricole a conduzione familiare che applicano metodi di coltivazione a basso impatto ambientale, con pochi o inesistenti input. La cicerchia, un tempo soprannominata "il legume della fame" per la sua capacità di crescere su terreni difficili, non richiede grandi concimazioni, adattandosi bene ai suoli meno fertili.

«La cicerchia è testarda, proprio come il contadino che la coltiva», afferma, non a caso, un produttore della zona di Civita. «È un legume che ti premia con la sua forza, anche se gli dai poco. Il nostro lavoro è soprattutto quello di selezionare il seme buono di anno in anno e fare in modo che questa tradizione non muoia».

La sfida maggiore per questi agricoltori è doppia

Innanzitutto la lavorazione: la cicerchia richiede un lungo ammollo prima della cottura (tradizionalmente anche 24 ore) e la decorticazione è spesso complessa, rendendo il prodotto meno "veloce" rispetto ad altri legumi moderni.

E poi la competitività: il mercato è saturo di legumi di largo consumo, e i piccoli produttori faticano a emergere senza adeguati canali di distribuzione e senza un marchio di tutela forte come un presidio Slow Food locale (come nel caso della cicerchia di Serra de' Conti nelle Marche).

Un patrimonio di biodiversità a rischio

Nonostante la mancanza di un riconoscimento Igp o Dop specifico per la cicerchia calabrese, il suo ruolo è cruciale nel mantenimento della biodiversità vegetale regionale. L'Arsac (Agenzia Regionale per lo Sviluppo dell'Agricoltura Calabrese) e alcune associazioni locali svolgono un ruolo attivo nel censimento e nella diffusione di questi legumi antichi a rischio di estinzione, tra cui diverse varietà di cicerchia.

I produttori locali, spesso lavorando in rete o attraverso piattaforme di vendita diretta e online, stanno riscoprendo l'interesse dei consumatori moderni, attratti non solo dal gusto autentico della "cicerca minuta", ma anche dalla sua salubrità: è ricca di proteine, fibre, calcio e fosforo.

Per sostenere questi custodi, è essenziale che le istituzioni investano nella creazione di filiere corte e nella promozione di marchi collettivi che garantiscano l'origine e la qualità, assicurando che la cicerchia calabrese torni ad occupare il posto che merita nella nostra tavola e nell'economia agricola della regione.

Cicerchia, in Calabria la coltivano agricoltori “custodi” - Ultima modifica: 2026-02-02T17:35:10+01:00 da Alessandro Piscopiello

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