Orticole, come agire per una concimazione di successo

Rivedi il webinar organizzato da Edagricole in collaborazione con Scam e scarica le presentazioni dei relatori: le indicazioni emerse, dal ruolo dei biostimolanti alla gestione della fertilità del suolo

Qual è il ruolo dei biostimolanti e delle strategie di concimazione organo-minerali nelle colture orticole? Questa la domanda a cui ha cercato di rispondere il webinar “Fertilizzazione sostenibile per orticole di successo”, organizzato da Edagricole in collaborazione con Scam.

L’incontro ha visto parlare esperti con l’obiettivo di fare chiarezza su strumenti sempre più diffusi nella pratica agronomica. Al centro del confronto il rapporto tra fertilità del suolo, risposta fisiologica delle piante e gestione agronomica in un contesto segnato da cambiamenti climatici e crescente pressione economica. I relatori – il professor Domenico Ronga dell’Università di Salerno, il tecnico Aniello Bacco e Fabio Carratù di Scam – hanno affrontato il tema partendo dalle basi scientifiche fino ad arrivare alle applicazioni pratiche in campo.

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Fertilità del suolo e biostimolazione: il ruolo della ricerca

Il professor Domenico Ronga (Università di Salerno) ha aperto il webinar inquadrando il concetto di fertilità del suolo e il contributo dei biostimolanti nella gestione agronomica moderna. Il suolo non è più considerato un semplice supporto inerte, ma «un organismo vivo, ricco di microrganismi», fondamentale per affrontare le sfide legate al cambiamento climatico e alla produttività.

La fertilità del suolo si articola in tre componenti: fisica, chimica e biologica. La prima riguarda struttura e porosità, la seconda la disponibilità di nutrienti, mentre la terza è legata all’attività microbica. È proprio quest’ultima che negli ultimi anni ha assunto un ruolo centrale. «Dobbiamo lavorare su fattori che in passato sono stati poco considerati, come la fertilità microbiologica», ha sottolineato Ronga.

In questo contesto, i biostimolanti rappresentano uno strumento tecnico capace di migliorare la risposta delle piante agli stress abiotici e, allo stesso tempo, di influenzare positivamente il suolo. Non apportano direttamente nutrienti, ma attivano processi fisiologici come l’aumento dell’attività fotosintetica, la regolazione ormonale e un migliore assorbimento di acqua ed elementi nutritivi.

«In presenza di stress abiotici, i biostimolanti aiutano la pianta a superare condizioni difficili», ha spiegato il docente, evidenziando come l’effetto sia particolarmente evidente in condizioni di siccità, temperature estreme o salinità del suolo.

Oltre agli effetti sulla pianta, la ricerca sta mostrando risultati sempre più interessanti sul suolo. L’applicazione di biostimolanti può aumentare la disponibilità dei nutrienti, stimolare l’attività microbica e migliorare la struttura del terreno. In particolare, si osservano incrementi dell’attività enzimatica e della biodiversità della rizosfera, con effetti positivi sulla mineralizzazione degli elementi nutritivi.

Diversi casi studio presentati durante l’intervento confermano questi risultati. In prove sperimentali, ad esempio, l’impiego di estratti di alghe ha determinato un aumento dell’attività microbica e un arricchimento della comunità del suolo. Analogamente, l’uso di consorzi microbici ha portato a un incremento dell’attività enzimatica fino al 30% e a una maggiore disponibilità di azoto e fosforo assimilabile.

Le ricerche condotte dal gruppo dell’Università di Salerno su colture di quarta gamma hanno evidenziato miglioramenti sia produttivi sia qualitativi, con un aumento della biomassa fogliare e una riduzione dei nitrati. Parallelamente, si è registrato un incremento del carbonio organico e dell’azoto totale nel suolo.

«I biostimolanti agiscono indirettamente sulla fertilità del suolo, migliorando i processi biologici che regolano la disponibilità dei nutrienti», ha concluso Ronga.

Scarica la presentazione di DOMENICO RONGA

Cambiamenti climatici e nuove strategie di concimazione

Il secondo intervento, a cura del tecnico Aniello Bacco, ha affrontato l’impatto dei cambiamenti climatici sulla gestione delle orticole e sulle strategie di fertilizzazione.

Negli ultimi anni l’approccio alla concimazione è cambiato radicalmente. «Se vent’anni fa consideravamo il suolo quasi un substrato inerte, oggi l’attenzione è tutta sulla sua vitalità e sulla sostanza organica», ha spiegato Bacco. Questo cambiamento è stato accelerato dalle nuove condizioni climatiche, che rendono più difficile pianificare gli interventi agronomici.

Tra i principali fattori che influenzano la gestione delle colture orticole si segnalano periodi prolungati di siccità, piogge intense e improvvise, inverni più miti e ritorni di freddo primaverili. A questi si aggiungono venti caldi e umidi associati a bassa luminosità, che aumentano la suscettibilità delle piante agli attacchi patogeni.

In condizioni di siccità, ad esempio, è fondamentale ridurre gli apporti di azoto per limitare la crescita vegetativa e la richiesta idrica. «È indispensabile ridurre la quota azotata e frazionare le dosi per evitare eccessi di salinità a livello radicale», ha sottolineato Bacco. Allo stesso tempo, il potassio assume un ruolo chiave nella regolazione dell’apertura stomatica e nella gestione dello stress idrico.

Al contrario, in presenza di piogge abbondanti e asfissia radicale, è necessario intervenire con concimazioni azotate per stimolare la ripresa vegetativa, eventualmente integrate da applicazioni fogliari.

Le temperature invernali più miti modificano ulteriormente la gestione nutrizionale. Le colture mantengono una certa attività metabolica anche nei mesi freddi, rendendo utile una concimazione più distribuita nel tempo. Tuttavia, i ritorni di freddo primaverili richiedono un approccio opposto, con riduzione dell’azoto e maggiore attenzione al potassio per aumentare la resistenza dei tessuti.

Un altro aspetto rilevante riguarda l’uso crescente di piante innestate. La scelta del portainnesto influisce sulla capacità di assorbimento dei nutrienti e sulla risposta agli stress, rendendo necessaria una conoscenza approfondita del materiale vegetale utilizzato.

«Non possiamo controllare i cambiamenti climatici, ma possiamo adattare la tecnica agronomica per limitarne gli effetti», ha concluso Bacco.

Scarica la presentazione di ANIELLO BACCO

Concimazione sostenibile tra efficienza e gestione integrata

Fabio Carratù ha chiuso il webinar concentrandosi sulle strategie di concimazione sostenibile e sull’evoluzione del settore dei fertilizzanti.

Il contesto attuale richiede prodotti sempre più efficienti, in grado di ridurre le perdite di nutrienti e migliorare l’assorbimento da parte delle piante. «Un fertilizzante deve avere un’alta efficienza d’uso degli elementi nutritivi», ha evidenziato Carratù, sottolineando l’importanza di limitare sia gli sprechi economici sia l’impatto ambientale.

La fertilizzazione sostenibile si basa su alcuni principi chiave: scelta della fonte, dose corretta, momento di applicazione e modalità di distribuzione. Errori in uno solo di questi aspetti possono compromettere l’efficacia dell’intervento e aumentare le perdite per lisciviazione o volatilizzazione.

Un tema centrale è quello del rilascio controllato dei nutrienti. Le soluzioni disponibili includono fertilizzanti con inibitori della nitrificazione, prodotti rivestiti o formulazioni a base organica. Quest’ultima rappresenta una delle strategie più interessanti perché consente di migliorare contemporaneamente la fertilità chimica e biologica del suolo.

«Dobbiamo nutrire le piante mantenendo la salute del suolo nel lungo periodo», ha ricordato Carratù, richiamando la definizione di fertilizzazione sostenibile proposta dalla Fao.

L’impiego di matrici organiche ricche di acidi umici permette di trattenere i nutrienti nel terreno e renderli disponibili nel tempo, riducendo le perdite anche in condizioni climatiche avverse. Questo approccio contribuisce anche al sequestro del carbonio nel suolo, un aspetto sempre più rilevante nella gestione agricola moderna.

Tra le sfide future, Carratù ha evidenziato la necessità di produrre di più con meno risorse, garantendo al contempo la sicurezza alimentare e la qualità delle produzioni. «Perdere nutrienti significa perdere denaro e inquinare l’ambiente», ha sottolineato, ribadendo l’importanza di una gestione attenta e consapevole della fertilizzazione.

L’integrazione tra concimazione e biostimolazione rappresenta quindi una delle leve principali per migliorare l’efficienza dei sistemi produttivi orticoli.

Scarica la presentazione di FABIO CARRATU'

La gestione della fertilizzazione nelle orticole richiede oggi un approccio integrato, capace di unire conoscenze scientifiche, esperienza tecnica e innovazione. In questo equilibrio tra suolo, pianta e ambiente si gioca la sostenibilità e la competitività delle produzioni future.

Tre domande e tre risposte dal webinar

I biostimolanti possono sostituire completamente i fertilizzanti tradizionali?
No, i biostimolanti non apportano nutrienti ma agiscono sui processi fisiologici. Devono essere integrati all’interno di un piano di concimazione, non sostituirlo.

In quali condizioni si osservano i migliori risultati con i biostimolanti?
I risultati sono più evidenti in presenza di stress abiotici, come siccità o temperature estreme. In queste condizioni aiutano la pianta a reagire meglio.

È necessario adattare la concimazione alle condizioni climatiche?
Sì, i cambiamenti climatici rendono indispensabile una gestione dinamica della fertilizzazione, modulando dosi e tempi in funzione delle condizioni ambientali.

 

Orticole, come agire per una concimazione di successo - Ultima modifica: 2026-04-15T15:01:54+02:00 da Alessandro Piscopiello

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