Il problema interessa sempre più areali orticoli, anche lontani dalle zone costiere. Una corretta gestione agronomica, associata a fertirrigazione mirata e biostimolanti specifici, consente di mitigare gli effetti dello stress salino e preservare le rese

La salinità del suolo non è più un problema circoscritto alle aree costiere: oggi interessa areali produttivi lontani dalla fascia litoranea, con cause che spesso si sommano. Tra le principali: pluviometria irregolare, acque irrigue di scarsa qualità, uso eccessivo di fertilizzanti chimici o ammendanti ad elevato indice salino, e – in ambiente protetto –  assenza di dilavamento. L'irrigazione stessa può contribuire al problema: le acque con conducibilità elevata concentrano progressivamente i sali nel terreno per evapotraspirazione, in un ciclo che si autoalimenta stagione dopo stagione.

Effetti sul suolo e sulla pianta

A livello del suolo, l'accumulo di ioni sodio destruttura gli aggregati e peggiora le proprietà idrauliche. Nella rizosfera, l'eccesso di sali altera il potenziale osmotico della soluzione circolante, riducendo la capacità della pianta di assorbire acqua: non a caso, uno dei primi sintomi visibili è una carenza idrica, pur in presenza di acqua disponibile nel profilo.

Dal punto di vista della fisiologia della pianta, le conseguenze principali sono quattro:

  • squilibri nutrizionali e ormonali (il sodio compete con potassio, calcio e magnesio; i cloruri con i nitrati; si accumula acido abscissico);
  • tossicità da sodio e/o cloruri;
  • stress ossidativo con produzione di ROS che danneggiano membrane e apparato fotosintetico;
  • riduzione dell'attività fotosintetica fino all'arresto dello sviluppo.

La pianta attiva meccanismi di difesa autonomi – chiusura stomatica, compartimentazione degli ioni nei vacuoli, accumulo di osmoliti – ma anche quando funzionano, la produttività viene comunque compromessa.

Conoscere il problema per intervenire bene

Prima di qualsiasi intervento, è indispensabile caratterizzare il sistema su cui si opera: analisi dell'acqua irrigua e del suolo forniscono i dati necessari per calibrare la strategia. Le leve a disposizione sono tre: scelta di specie tolleranti, gestione agronomica mirata (irrigazioni proporzionali per indurre leaching, ombreggiamento per ridurre l'evapotraspirazione, evitare picchi di conducibilità in fertirrigazione) e selezione di fertilizzanti e biostimolanti specifici – che restano lo strumento più efficace per agire direttamente sulla fisiologia della coltura.

La gestione fertirrigua: acidificazione e antagonismo al sodio

In fertirrigazione, il formulato ideale in condizioni di elevata salinità deve rispondere a requisiti precisi: basso indice salino, reazione prevalentemente acida per liberare calcio e magnesio presenti nell'acqua sotto forma di bicarbonati, e presenza di elementi nutritivi capaci di correggere gli squilibri indotti dal sodio e dai cloruri.

La linea NovAcid di Icl risponde direttamente a questi requisiti. Si tratta di una gamma di idrosolubili NPK a forte potere acidificante, formulati con microelementi chelati e arricchiti con calcio, pensata specificamente per contesti con acque ad elevata conducibilità. L'acidificazione della soluzione nutritiva facilita l'assorbimento di fosforo e microelementi e abbassa il contenuto di bicarbonati, riducendo la pressione osmotica sulla rizosfera.

Per la concimazione di fondo, Polysulphate offre una soluzione strutturale al problema della salinità da sodio: la sua progressiva solubilizzazione innesca il processo di scambio sodio–calcio nel complesso di scambio del suolo, mentre il potassio e il magnesio contenuti nella formulazione esercitano un'azione di antagonismo nei confronti del sodio residuo.

I biostimolanti: agire sulla fisiologia della pianta

Parallelamente alla gestione chimica della soluzione nutritiva, un approccio efficace alla salinità richiede interventi diretti sulla fisiologia della pianta. È qui che entrano in gioco i biostimolanti della gamma Beoz, con meccanismi d'azione specifici sulla tolleranza allo stress osmotico e ossidativo.

Beoz Actirise, applicato in fertirrigazione, combina acidi fulvici e aminoacidi vegetali – che stimolano il capillizio radicale e promuovono lo sviluppo dei microrganismi utili nel suolo – con una frazione di metaboliti specifici, l'inoculo di Pseudomonas palmensis e micorrize. Questa combinazione promuove la solubilizzazione del fosforo, migliora l'assorbimento del ferro ed esplica un'intensa attività antiossidante. Il metabolita chiave è l'Acc-deaminasi, un enzima che interrompe la produzione di etilene nelle fasi di stress, rallentando la senescenza della pianta e preservandone la vitalità fisiologica nelle fasi più critiche.

Beoz Adamite, applicato per via fogliare, agisce con un meccanismo diverso ma complementare. La combinazione di estratti di Ascophyllum nodosum, aminoacidi vegetali ricchi in acido glutammico, prolina e glicina, e metaboliti selezionati esplica una forte azione citochinino-simile. L'elemento più rilevante in condizioni di stress osmotico, tipico degli eccessi salini a livello radicale, è l'elevato contenuto in mannitolo: un osmolita naturale che contribuisce a mantenere il turgore cellulare anche quando la pressione osmotica esterna è sfavorevole all'assorbimento idrico.

Una strategia sinergica per risultati concreti

L'impiego combinato di Beoz Actirise e Beoz Adamite, integrato in un piano fertirriguo basato su prodotti acidificanti, esenti da cloruri e con calcio in formulazione come quelli della linea NovAcid, e supportato da una corretta gestione agronomica, consente di ottenere buone performance produttive anche in condizioni di salinità elevata. Non si tratta di soluzioni alternative tra loro, ma di strumenti che agiscono su livelli diversi (suolo, rizosfera, fisiologia fogliare) e che esprimono il massimo potenziale quando vengono utilizzati in modo coordinato.

La salinità non è un problema eliminabile con un singolo intervento. È una variabile gestibile, a condizione di affrontarla con strumenti adeguati e una visione d'insieme del sistema colturale.

Ulteriori informazioni sui prodotti e sulle strategie di gestione della salinità nelle colture orticole sono disponibili sul sito www.icl-growingsolutions.it.


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Salinità del suolo nelle orticole: proteggere le produzioni con fertirrigazione e biostimolanti - Ultima modifica: 2026-06-26T11:38:57+02:00 da Alessandro Piscopiello

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