Il vivaismo italiano chiude il primo semestre 2026 con un saldo commerciale di 459 milioni di euro, in crescita del 19,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo l’analisi di Nomisma fatta per Anve sui dati Istat, il risultato deriva soprattutto dall’aumento delle esportazioni, salite a 672,7 milioni di euro (+1,1%), e dalla contrazione delle importazioni, scese del 24%. A trainare le vendite all’estero sono state le piante ornamentali, in particolare quelle da esterno, mentre l’Unione europea si conferma il principale mercato di destinazione.
Di seguito i risultati che, in uno scenario ancora condizionato negativamente dalle ricadute sull’economia italiana delle tensioni geopolitiche internazionali, sottolineano quanto il settore florovivaistico rafforza la propria posizione nel trade globale.
Saldo commerciale in crescita nel primo semestre 2026
In base a un’aggiornata analisi condotta da Nomisma sui dati Istat, nei primi sei mesi del 2026 il saldo della bilancia commerciale vivaistica (esportazioni meno importazioni) è salito a 459 milioni, così migliorando del +19,3% la propria posizione rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Questo risultato è ascrivibile in parte all’effetto congiunto di una contrazione dell’import, disincentivato dall’escalation dei prezzi energetici e di trasporto, ma, soprattutto, alla crescita dell’export.
Nel periodo gennaio-giugno l’Italia ha collocato oltre frontiera produzioni vivaistiche per 672,7 milioni di euro, un valore in crescita del +1,1% sul 2025. Come negli anni scorsi la principale componente dell’offerta è stato il vivaismo ornamentale, che ha fatto registrare un incremento delle vendite del +2,4%, salendo a 521 milioni. A questo soddisfacente risultato hanno contribuito in misura determinante le piante da esterno, che, con un valore pari a 403,1 milioni, sono cresciute del + 3%, arrivando così a pesare per il 77,3% sulle vendite complessive delle piante ornamentali.
Francia e Germania principali mercati per le piante da esterno
La geografia degli scambi ha messo in luce anche la centralità dell’Ue a 27 quale principale sbocco di mercato. In particolare, Francia e Germania risultano essere le due principali destinazioni per le piante da esterno, seppur con un andamento contrapposto del trade. Nei primi sei mesi del 2026 l’export verso il paese transalpino è cresciuto del +1,4% salendo a 85,5 milioni. In Germania, dove nelle grandi città il 41% delle famiglie possiede un giardino privato, invece l’export si è contratto del -4,9%, scendendo a 80,3 milioni.
Tra paesi extra-comunitari di potenziale interesse per le piante da esterno un occhio di riguardo merita il Regno Unito, dove la cura del giardino di casa e il suo abbellimento sono una tradizione consolidata. Nella prima metà dell’anno l’export oltremanica dell’Italia è sceso a 22,7 milioni, in calo del -3,5% sul 2025, ma va valutato che la Brexit ha generato una nuova burocrazia doganale con tutti i paesi dell’Ue a 27, una circostanza che pesa negativamente anche sul trade con l’Italia. In prospettiva quello britannico rimane comunque un mercato di grande interesse per l’export vivaistico nazionale.
La domanda di verde sostiene le prospettive del settore
In tutta l’Europa, comunitaria e non, la richiesta di piante da esterno dovrebbe mantenersi sostenuta in quanto riflette una crescente domanda pubblica di spazi urbani verdi che consentano di combinare i benefici ambientali garantiti dalle piante con un miglioramento della qualità della vita dei residenti. Anche per i giardini privati c’è interesse per piante che siano in grado di valorizzare al meglio questi spazi che possono essere usati, di volta in volta, per il benessere famigliare, per rafforzare il legame con la natura, o come semplici aree per iniziative di convivialità.
In prospettiva, è dunque strategico per l’Italia consolidare la propria posizione nei mercati comunitari, mentre la diversificazione verso i paesi extra-europei va costruita selezionando le destinazioni in base a dove l’accessibilità al mercato è meno condizionata da barriere non tariffarie.
Export per anno e merce NC8
Classificazione per nomenclatura combinata NC8 sistema armonizzato HS6
Valori in 000 Euro, dati cumulati
| Merce | Gen-Giu | Var. % I semestre 2025/26 | Inc. % semestre 2026 | |
|---|---|---|---|---|
| 2025 export | 2026 export | |||
| Altre piante vive, incluse le loro radici, talee e marze; bianco di funghi (micelio) | 665.652 | 672.747 | 1,1% | 100,0% |
| Talee (senza radici) e marze | 12.138 | 9.777 | -19,5% | 1,5% |
| Alberi, arbusti, arboscelli e cespugli, da frutta commestibile, anche innestati | 139.533 | 138.575 | -0,7% | 20,6% |
| di cui: | ||||
| Alberi di agrumi e arbusti, innestati o non (escl. con radici nude) | 17.879 | 20.350 | 13,8% | 3,0% |
| Rododendri e azalee, anche innestati | 1.262 | 1.172 | -7,1% | 0,2% |
| Rosai, anche innestati | 3.661 | 2.009 | -45,1% | 0,3% |
| Piante vive, incluse le loro radici, e bianco di funghi | 509.058 | 521.214 | 2,4% | 77,5% |
| di cui: | ||||
| Piante da esterno | 391.454 | 403.145 | 3,0% | 59,9% |
Fonte: Nomisma – Agrifood Monitor
Import per anno e merce NC8
Classificazione per nomenclatura combinata NC8 sistema armonizzato HS6
Valori in 000 Euro, dati cumulati
| Merce | Gen-Giu | Var. % I semestre 2025/26 | Inc. % I semestre 2026 | |
|---|---|---|---|---|
| 2025 import | 2026 import | |||
| Altre piante vive, incluse le loro radici, talee e marze; bianco di funghi (micelio) | 280.380 | 213.225 | -24,0% | 100,0% |
| Talee (senza radici) e marze | 27.592 | 13.663 | -50,5% | 6,4% |
| Alberi, arbusti, arboscelli e cespugli, da frutta commestibile, anche innestati | 27.726 | 30.097 | 8,5% | 14,1% |
| di cui: | ||||
| Alberi di agrumi e arbusti, innestati o non (escl. con radici nude) | 743 | 1.279 | 72,0% | 0,6% |
| Rododendri e azalee, anche innestati | 3.438 | 4.879 | 41,9% | 2,3% |
| Rosai, anche innestati | 216.139 | 4.806 | -97,8% | 2,3% |
| Piante vive, incluse le loro radici, e bianco di funghi | 216.139 | 159.780 | -26,1% | 74,9% |
| di cui: | ||||
| Piante da esterno | 66.332 | 51.410 | -22,5% | 24,1% |
Fonte: Nomisma – Agrifood Monitor








