
Adeguare il regolamento europeo sulla Xylella fastidiosa all'evoluzione delle conoscenze scientifiche e alle attuali modalità produttive del vivaismo ornamentale. È questa la richiesta emersa durante la tavola rotonda organizzata a margine della 5ª Conferenza europea dedicata al batterio, che ha riunito rappresentanti dei servizi fitosanitari di diversi Paesi europei.
Il vivaismo chiede una revisione del regolamento europeo
Modifiche significative al Regolamento di esecuzione (Ue) 2020/1201 della Commissione del 14 agosto 2020 relativo alle misure per prevenire l’introduzione e la diffusione nell’Unione europea della Xylella fastidiosa, in particolare ad alcuni punti divenuti obsoleti, introducendo in primo luogo la possibilità di adattare, a seconda del ceppo del batterio e della realtà territoriale, le strategie di eradicazione o contenimento.
È stata la richiesta dei vivaisti ornamentali intervenuti alla tavola rotonda “2013-2026 - Oltre 12 anni di gestione dei focolai di Xylella fastidiosa”, a latere della 5ª Conferenza europea sul batterio organizzata in Puglia, a Mola di Bari, dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). La tavola rotonda, che ha riunito i servizi per la protezione delle piante di Italia, Spagna, Francia e Portogallo, ha esaminato oltre un decennio di applicazione delle politiche Ue nel contesto del quadro normativo su Xylella, dalla cui applicazione sono emerse precise criticità.
Riflessioni del vivaismo ornamentale su Xylella

A tredici anni dall’inattesa scoperta dell’epidemia di Xylella, e dopo oltre un decennio di attuazione delle rigide normative dell’Ue, il comparto vivaistico ha elaborato una serie di riflessioni e considerazioni su un evento che lo ha profondamente colpito, ha introdotto Leonardo Capitanio, titolare dei Vivai Capitanio di Monopoli (Ba) e presidente della International Association of Horticultural Producers (Aiph)
«Quando discutiamo di Xylella fastidiosa, non parliamo solo di una malattia delle piante, ma di come l'Europa intende affrontare una delle grandi sfide del nostro tempo: proteggere il patrimonio vegetale, garantire la sicurezza fitosanitaria e, allo stesso tempo, permettere ai produttori vivaisti di continuare a innovare, crescere e contribuire al benessere delle nostre comunità. Negli ultimi anni abbiamo compiuto progressi enormi. Le autorità fitosanitarie, la ricerca e gli operatori professionali hanno lavorato insieme per sviluppare sistemi di monitoraggio sempre più efficaci, migliorare la conoscenza dell'epidemiologia della malattia e rafforzare gli strumenti di prevenzione e controllo. Negli ultimi anni abbiamo investito enormemente in sistemi di tracciabilità, monitoraggio, controlli ufficiali e diagnostica molecolare. Oggi disponiamo di strumenti che consentono di verificare la storia produttiva di una pianta con un livello di dettaglio impensabile fino a pochi anni fa».
Norme europee e nuove esigenze del comparto
Eppure, in alcuni casi, il quadro normativo continua a riflettere modelli produttivi appartenenti a una realtà diversa da quella attuale.
«Questo può generare situazioni nelle quali piante sane, controllate e perfettamente tracciate incontrano limitazioni che non derivano da un rischio fitosanitario concreto, ma da requisiti che non sempre riflettono la reale evoluzione del rischio. Credo che tutti noi condividiamo lo stesso obiettivo. Concentrare la massima attenzione dove il rischio esiste davvero. Perché una buona regolazione non si misura dal numero di obblighi che introduce, ma dalla sua capacità di individuare il rischio reale e gestirlo nel modo più efficace possibile. Come diciamo parlando di verde urbano, la pianta giusta deve essere nel posto giusto. Credo che lo stesso principio valga anche per le nostre politiche. La regola giusta deve essere applicata al rischio giusto. Un approccio uniforme a situazioni profondamente diverse rischia di creare inefficienze senza aumentare la sicurezza. Un approccio proporzionato, invece, rafforza entrambe, rendendo le regole applicabili e addirittura virtuose!».
Scienza, tracciabilità e proporzionalità
Per questo motivo, ha proseguito Capitanio, il futuro della protezione fitosanitaria europea deve poggiare sempre più su tre pilastri.
«Il primo è la scienza. Le nostre decisioni devono essere guidate dalle migliori evidenze disponibili. Il secondo è la tracciabilità. Oggi siamo in grado di seguire il percorso di una pianta lungo l'intera filiera con livelli di precisione straordinari. Il terzo è la proporzionalità. Dobbiamo essere rigorosi dove il rischio è elevato e intelligenti dove il rischio è dimostrabilmente controllato. Questo non significa ridurre le garanzie. Significa rafforzarle. Perché le norme più efficaci sono quelle che riescono a proteggere realmente ciò che conta, evitando al tempo stesso conseguenze indesiderate per imprese che operano correttamente e sotto controllo ufficiale. Come AIPH, organizzazione che rappresenta il settore vivaistico ornamentale a livello mondiale, siamo fermamente convinti che la salute delle piante debba rimanere una priorità assoluta. Ma siamo altrettanto convinti che salute delle piante, sostenibilità economica e innovazione debbano procedere insieme».
Le richieste del Distretto florovivaistico pugliese

Anche per Giuseppe Caporale, rappresentante della Caporalplant di Canosa di Puglia (Bt) e presidente del Distretto Florovivaistico pugliese, l’aggiornamento del regolamento europeo è doveroso, considerando il peso socio-economico del comparto florovivaistico pugliese, che conta più di 5000 addetti e un volume d’affari annuale di circa 250 milioni di euro.
«Innanzitutto premetto che l’ambiente delle serre di un operatore professionale florovivaistico è ostile all’ingresso del vettore di X. fastidiosa e che noi vivaisti siamo obbligati a garantire la tracciabilità per lotti di prodotto. Oltre a tenere conto di ciò, chiediamo un approccio specifico alle diverse sottospecie di Xylella fastidiosa. Eppure oggi se un vivaio ricade nell’area delimitata può trovarsi in una situazione di blocco improvviso della movimentazione delle piante. Inoltre ci sono casi particolari di rilievo: ad esempio il Regolamento europeo comprende Citrus fra le specie ospiti della sottospecie pauca; perciò, sebbene sia stato scientificamente dimostrato che Citrus è immune a tale sottospecie, noi vivaisti pugliesi non possiamo movimentare le piante appartenenti a tale genere! Perciò chiediamo un aggiornamento che tenga conto di tutti questi fattori, oltre che dell’importanza economica del comparto».








