Il Consiglio dei Ministri del 30 aprile scorso ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che introduce disposizioni in materia di coltivazione, promozione, commercializzazione, valorizzazione e incremento della qualità e dell’utilizzo dei prodotti del settore florovivaistico e della filiera florovivaistica, in attuazione della delega di cui alla legge 4 luglio 2024, n. 102.
La legge quadro (vedi bozza del decreto), che prima di diventare esecutiva dovrà passare dal Parlamento, mira a definire un quadro normativo organico per un settore considerato strategico per l’agricoltura, l’ambiente e il paesaggio nazionale, armonizzando le figure professionali e potenziando la competitività della filiera.
Definizione di florovivaismo
Il provvedimento fornisce, per la prima volta, una definizione puntuale dell’attività agricola florovivaistica, includendo la floricoltura e le diverse tipologie di vivaismo (ornamentale, frutticolo, olivicolo, forestale e orticolo). Inoltre, si prevede che un successivo decreto interministeriale definisca le figure professionali del settore, con particolare attenzione all’aggiornamento della figura del manutentore del verde per adeguarla alle moderne pratiche di gestione urbana e dei giardini storici.
Programmazione e tavolo tecnico
Una delle principali novità riguarda la tipizzazione del contratto di coltivazione, che disciplina l’obbligo del produttore di curare lo sviluppo del prodotto vegetale seguendo le indicazioni tecniche del committente. Inoltre, il decreto istituisce nuovi strumenti per il coordinamento e la crescita del comparto attraverso una programmazione quinquennale, tra i quali il tavolo tecnico di filiera, il Piano nazionale del settore, un sistema di raccolta dati a cura di Ismea e la possibile adozione di un “marchio unico” nazionale per garantire origine e tracciabilità delle produzioni.
Viene disciplinato il contributo dei privati alla produzione di materiali forestali di moltiplicazione e promossa la rinaturalizzazione dei territori.
Terreno comunale gratuito ai vivaisti
Si prevede che le Regioni promuoveranno la messa a dimora di alberi con priorità per i comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, mirando al contrasto del dissesto idrogeologico e alla creazione di boschi urbani. I Comuni potranno concedere terreni di proprietà agricola o degradati in affitto agevolato o gratuito (fino a 1 ettaro) a operatori vivaistici per la produzione di materiali forestali certificati. Per l’assegnazione dei terreni comunali saranno criteri preferenziali la cittadinanza Ue, l’età inferiore ai 40 anni e il possesso di titoli di studio specifici in scienze forestali.
Per approfondire:
Ora l'esame del Parlamento
Ora la palla passa alle Camere, a partire dalle commissioni competenti, che potranno proporre modifiche al testo prima dell'approvazione definitiva. Le associazioni di categoria puntano a mantenere intatto l'impianto generale della riforma, rafforzando le misure di accompagnamento economico.
Rimandiamo quindi a un approfondimento dettagliato della normativa non appena sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale.
Lollobrigida: arrivato dopo decenni di attesa
«Con questa riforma mettiamo fine a un’attesa durata decenni e diamo finalmente al florovivaismo le regole e la centralità che merita. Per troppo tempo un comparto strategico dell’agricoltura italiana è stato interessato solo da interventi e soluzioni parziali. Ringrazio il sottosegretario Patrizio La Pietra per il lavoro che ha svolto, grazie al quale oggi possiamo cambiare metodo e visione» ha dichiarato il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida.
La Pietra: cambio di paradigma
«Per anni il florovivaismo, pur rappresentando un comparto strategico per l’economia agricola e l’identità del Made in Italy, è rimasto privo di una legge quadro dedicata. Oggi lo Stato ne riconosce pienamente il valore produttivo, economico, ambientale e sociale, inserendolo a pieno titolo tra le attività agricole», ha dichiarato il sottosegretario al Masaf, con delega al florovivaismo, Patrizio La Pietra, che ha inoltre aggiunto che «il decreto segna un deciso cambio di paradigma non prevedendo più interventi occasionali per fronteggiare le crisi, ma introducendo una visione strutturata e di medio-lungo periodo».










