Pomodoro da mensa: gli ultimi numeri di mercato e le prospettive produttive

Dalla crescita della coltura protetta alla pressione delle importazioni: il pomodoro da mensa italiano tra numeri, mercato e innovazione

Con oltre 25.000 ettari coltivati, il pomodoro da mensa rappresenta una delle componenti più rilevanti dell'orticoltura italiana. Lo fotografa con precisione il rapporto Nomisma presentato da Ersilia Di Tullio al convegno Come valorizzare il pomodoro, dal seme allo scaffale, tenutosi a Rimini nel corso della 43ª edizione di Macfrut e organizzato dalla testata Freshpoint. Circa un terzo della superficie è in coltura protetta, il resto in pieno campo: due mondi con dinamiche molto diverse. Mentre la produzione in campo aperto è sostanzialmente stabile – o in leggera contrazione – quella in serra ha registrato una crescita del 16% a partire dal 2021, segnale di investimenti da parte degli operatori.

Ersilia Di Tullio

Serra vs pieno campo: due filiere, due sfide

Le aree geografiche riflettono questa divisione. Il pieno campo è concentrato nel Centro-Sud: Sicilia, Calabria, Puglia e Lazio da sole coprono l'80% della produzione nazionale. Al Nord – Veneto ed Emilia-Romagna in testa – si trovano invece i poli della produzione in serra. La coltura protetta, pur garantendo rese migliori e più cicli produttivi nell'arco dell'anno, è anche quella con margini di redditività più risicati: gli investimenti iniziali sono ingenti e le oscillazioni di prezzo rischiano di comprometterne l'ammortizzazione.

La bilancia commerciale: esportiamo valore, importiamo volumi

Il pomodoro da mensa italiano è un'eccellenza riconosciuta sui mercati esteri, con un valore medio unitario di 1,27 euro/kg, ben al di sopra dei prodotti concorrenti. Le esportazioni nell'ultimo anno sono cresciute del 9%. Eppure la bilancia commerciale è in attivo solo in termini di valore: in volume, l'Italia importa più pomodoro di quanto ne esporti, con le importazioni cresciute del 24% nello stesso periodo. La ragione è strutturale: il pomodoro è un articolo ad alta frequenza di acquisto nelle abitudini del consumatore italiano e la produzione nazionale non è sufficiente a soddisfare l'intera domanda interna. Alcuni paesi dell'Est Europa, Polonia in testa, stanno inoltre aumentando le proprie superfici produttive, mentre quasi tutti gli altri competitor europei le stanno riducendo.

La Gdo al tavolo della filiera

La grande distribuzione non è solo uno sbocco commerciale, ma un attore sempre più centrale nella definizione delle strategie di filiera. Giorgio Santambrogio, del Gruppo VéGé, ha sottolineato come il pomodoro da mensa sia spesso utilizzato dalla Gdo come biglietto da visita del reparto ortofrutta: un prodotto ad alta frequenza di acquisto, che il consumatore cerca e su cui giudica l'intera offerta. Proprio per questo, ha avvertito Santambrogio, occorre migliorare l'esposizione e la comunicazione della categoria, evitando che l'eccellenza del pomodoro da mensa venga confusa con pratiche di filiera che impiegano pomodoro industriale come prodotto civetta. La continuità qualitativa e il packaging sono le leve su cui la distribuzione chiede maggiore attenzione.

Il Consorzio di Pachino: promozione, qualità e sostenibilità

Sebastiano Fortunato, presidente del Consorzio del Pomodoro di Pachino Igp, ha ribadito la centralità di una filiera orientata alla promozione e alla valorizzazione del prodotto, con un occhio attento alla sostenibilità energetica. Le serre di Pachino non prevedono riscaldamento artificiale, il che riduce significativamente l'impatto ambientale della produzione. Il nodo rimane però il rapporto con la Gdo e con le case sementiere: serve più dialogo, più collaborazione e soprattutto più programmazione. «Tutto è possibile, ma bisogna avere un programma alle spalle», ha sintetizzato Fortunato. Le parole chiave emerse dal convegno – innovazione, programmazione, gusto, sostenibilità e continuità qualitativa – rappresentano in sintesi l'agenda che la filiera ha davanti.

Il fuori suolo tra ricerca e mercato

Il professor Alberto Pardossi, intervenuto nella sessione di ricerca moderata da Daniele Massa (coordinatore del comitato tecnico-scientifico della Rivista di Orticoltura), ha offerto una panoramica aggiornata sulle tecnologie utilizzate nel pomodoro fuori suolo. Il pomodoro rimane la coltura orticola in serra più importante al mondo e in Italia copre circa il 20% delle superfici protette. La quota in fuori suolo è stimata intorno al 10%, di cui solo il 10% in ciclo chiuso. Le pubblicazioni scientifiche sul tema crescono in modo esponenziale, con un'attenzione crescente verso substrati alternativi, biostimolanti, portainnesti, sensoristica, automazione e analisi del ciclo di vita (Lca). Pardossi ha inoltre evidenziato come negli ultimi anni il focus dei ricercatori si sia spostato in modo significativo sulla qualità – organolettica, nutraceutica e igienico-sanitaria – oltre che sulla produttività.

Alberto Pardossi (a sx) e Daniele Massa

Alta tecnologia o bassa tecnologia? Una domanda aperta

Uno dei temi più dibattuti riguarda l'applicabilità del fuori suolo alle serre a bassa tecnologia, che rappresentano la maggioranza nel contesto italiano. Non esiste una risposta univoca: è certo però che l'efficienza nell'uso della luce aumenta in modo significativo nelle strutture ad alto contenuto tecnologico. Un altro fronte aperto è quello della certificazione biologica: in idroponica, il regolamento europeo non consente attualmente il marchio bio, a differenza di quanto accade negli Stati Uniti. Considerato che il mercato del biologico è in crescita e che nelle colture fuori suolo l'uso di prodotti fitosanitari è spesso molto ridotto, l'interesse a modificare questa normativa è concreto e crescente.

Sensori, supporto alle decisioni e gestione idrica

Chiude il quadro tecnico il tema del monitoraggio digitale delle colture. Nei paesi del Mediterraneo, dove l'acqua è una risorsa sempre più preziosa, il controllo in tempo reale di suolo, pianta e clima diventa uno strumento importante. I parametri monitorati includono il potenziale matriciale e il contenuto idrico del terreno, con sensori di diversa tipologia la cui scelta corretta è determinante per l'efficacia del sistema. L'integrazione tra sensoristica, sistemi di supporto alle decisioni (Dss) e controllo da remoto rappresenta la direzione verso cui si sta muovendo il pomodoro da mensa.

Pomodoro da mensa: gli ultimi numeri di mercato e le prospettive produttive - Ultima modifica: 2026-04-29T10:44:41+02:00 da Alessandro Piscopiello

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