Qual è la situazione del mercato dei substrati di coltivazione? Esiste il substrato di coltivazione ideale? Quali sono le caratteristiche principali di un substrato di coltivazione e quali le funzioni a cui deve assolvere? Quali sono le relazioni con l’irrigazione e la concimazione? Sono le domande a cui ha voluto rispondere il terzo GreenWebinar del calendario 2026 di Assofloro-Coldiretti, pensato in modo particolare per i produttori florovivaistici e organizzato in collaborazione con Aipsa-Associazione italiana produttori substrati di coltivazione e ammendanti, che riunisce le principali aziende produttrici del comparto.
Evoluzione verso materie prime alternative alla torba
Il settore ortoflorovivaistico, ha introdotto Andrea Pellegatta, Area Tecnica Consulta Florovivaismo Coldiretti, sta vivendo una fase di evoluzione legata alla necessità di reperire materie prime alternative alla torba, con un'attenzione particolare alla qualità e alla costanza delle prestazioni dei substrati.
«Abbiamo voluto organizzare questo incontro per approfondire la situazione attuale di un settore determinante per i diversi ambiti di utilizzo dei substrati: floricoltura, vivaismo, orticoltura e verde tecnico. La collaborazione di Aipsa con i GreenWebinar di Coldiretti e Assofloro si inserisce nel quadro delle attività dell’Associazione per la qualificazione e l’aggiornamento tecnico del settore, mettendo a disposizione strumenti concreti a supporto dell’intera filiera, dal produttore all’utilizzatore di substrati e ammendanti per la coltivazione».
La definizione di substrato di coltivazione

In Italia per substrati di coltivazione si indicano tutti quei prodotti, a componente singola o costituiti da miscele di materiali diversi, in cui crescono le piante. Per praticità tali prodotti vengono spesso chiamati terricci, terricciati, mezzi di crescita o supporti per la crescita.
«Tuttavia – ha chiarito Daria Orfeo, Segretario generale Aipsa – si tratta di definizioni improprie: da un lato il termine “terriccio” richiama i suoli naturali, con cui i moderni substrati condividono ben poco, dall’altro termini come “mezzo” o “supporto” sono eccessivamente generiche. Secondo invece la definizione del CEN/TC 223 ("Soil improvers and growing media" - Ammendanti e substrati di coltivazione), un comitato tecnico europeo di normalizzazione responsabile della definizione di norme tecniche per prodotti usati in agricoltura, orticoltura e paesaggistica, un substrato è un materiale diverso dal suolo in situ, dove sono coltivati i vegetali, cioè piante orticole, floricole, frutticole, arboree e ornamentali, nonché funghi e alghe».
Come è fatto un substrato di coltivazione
Un substrato è, quindi, nella maggior parte dei casi, una miscela di materie prime (componenti) organiche e minerali, a cui possono essere aggiunti correttivi, concimi e prodotti ad azione specifica (biostimolanti).
«In base alle materie prime disponibili – ha puntualizzato Orfeo – è possibile ottenere un’ampia gamma di substrati, formulati in funzione delle diverse esigenze colturali e tecniche. Attraverso differenti combinazioni delle componenti disponibili, le aziende sviluppano substrati specifici per
- semina e germinazione
- giovani piante e taleaggio
- floricoltura in vaso
- vivaismo ornamentale
- orticoltura professionale
- coltivazione fuori suolo
- verde tecnico e coperture a verde.
La formulazione varia in relazione alla specie coltivata, alla tecnica produttiva, alla gestione irrigua e fertirrigua, alla durata della coltivazione e alle caratteristiche richieste in termini di aerazione, ritenzione idrica, stabilità e nutrizione».
Impiego in ambito professionale e hobbistico
I substrati di coltivazione, ha spiegato Orfeo, vengono impiegati nell’ortoflorovivaismo professionale, nel verde tecnico, nel giardinaggio e nell’hobbistica, per la cura del verde da interno e da esterno, nel giardino, nell’orto, nel frutteto.
«Le caratteristiche del substrato devono essere adattate non solo alla specie coltivata, ma anche alla tecnica produttiva e alla fase di sviluppo della pianta: dalla semina e produzione di giovani piante e talee fino alla coltivazione in contenitore e nei vasi di maggiori dimensioni. Nella coltivazione su substrato, in particolare in vaso, occorre offrire alle radici un ambiente ridotto ma idoneo alla crescita: ciò è possibile attraverso la scelta e la combinazione di materiali porosi, organici e minerali, in grado di garantire spazio adeguato ad aria e acqua, insieme a una corretta gestione della coltivazione e dell’irrigazione.
I numeri del settore dei substrati di coltivazione
I numeri del settore dei substrati sono di notevole rilievo, ha informato Orfeo. «L’industria dei substrati genera un fatturato di 3 miliardi di euro e impiega 11.000 persone. Fa parte del settore orticolo europeo, che vale 60 miliardi di euro e impiega oltre 750.000 persone. Aipsa, costituita nel 2007, riunisce 23 imprese e rappresenta oltre il 75% del fatturato del settore nazionale. L’Italia occupa una posizione di primo piano nel panorama europeo. È uno dei principali paesi per consumo di substrati e vanta una filiera ortoflorovivaistica di grande valore, sia sul piano produttivo sia su quello commerciale. Ciò significa che le dinamiche del mercato dei substrati hanno un impatto diretto e concreto sul nostro sistema produttivo nazionale»
Scarsa disponibilità di materie prime
Le materie prime attualmente utilizzate, cioè torba, cocco, fibra di legno, corteccia e compost, saranno in grado di coprire solo parzialmente la domanda futura. Appaiono perciò evidenti, ad avviso di Orfeo, alcuni punti critici che segneranno le prospettive del settore:
- il divario fra domanda e disponibilità
- la necessità di nuove materie prime
- l’esigenza di migliorare i processi di utilizzo e trasformazione».









